Quindi, capito, lei dice, papà, ma come mai c'è la moto nella stanza da letto?
Al posto di mamma, poi, perché...
Buonasera a tutte e buonasera a tutti, benvenuti a una nuova puntata di Tintoria. Applauso! E vai! Qui con me Stefano Rapone, un ragazzo a dir poco grazioso. Stefano, come va?
Bene, dai, abbastanza bene. Tu stai bene?
Io sto bene. Siamo a Milano, nella tua Milano. Siamo alla Fabbrica del Vapore, la tua Fabbrica del Vapore.
Ringraziamo anche One Podcast, ringraziamo tutti quanti.
Ringraziamo il pubblico meraviglioso, grazie a tutti quanti. Anzi, fatevi un applauso che siete... Applausi! ...siete... Siete tanti, ogni volta che siamo venuti qua siete venuti in tanti, quindi grazie. Beh, tu che mi dici?
Io sto abbastanza bene, sono stato un po' male ultimamente. Sei stato male? Sono un po' acciaccato, si è avuto... Ma come? Eh, qualcosa... Ma tipo? Un virus o qualcosa, intestino...
Ma basta Stef, scusa, ancora, che c'hai avuto?
Ho rimesso, come si diceva.
Hai rimesso, ma quando è che sei stato male?
Qualche giorno fa, però adesso ho avuto una piccola ricaduta. Ho avuto una piccola ricaduta negli ultimi dieci minuti, però a parte quello... Sei stato male molto? Sì.
Ma che sta a dire? Sì. Ma siamo stati insieme tutto il tempo, non mi sono accorto di niente.
Sono stato discreto. Come hai fatto? Ho fatto un po' di vomito. Hai vomitato?
Ma non è vero che hai vomitato? Ti avrei visto.
No, no, perché l'ho fatto in una delle borracce.
Ma che cazzo dici? Hai vomitato nelle borracce? Nelle nostre borracce? In quale?
Eh, non mi ricordo perché sono uguali. Una di queste tre, non so quale sia. No, aspetta.
E stai, la mia è acqua, quindi 50 e 50.
50 e 50, noi vedremo come va la sera.
Stai, ma come va? C'è proprio stasera, ti avevo detto, mi raccomando, ci tengo.
Eh, lo so, lo so.
Ma tu può essere che ancora stai male alla tua età?
Eh, mi sono preso questi virus. Mi servirebbe, sai che c'è, io non so come combatterli questi virus.
Stai, ma tu non ti sei informato sulla medicina orientale?
No, dimmi di più.
Secondo la medicina orientale tu devi trattare il tuo corpo come se fosse il web.
Ah.
Esatto. Esatto. E perché così il parallelismo viene facile. Se tratti il tuo corpo come se fosse il web, ti devi proteggere dai virus, che è come se fossero dei virus. Facilissimo. Gli orientali, grande fantasia. E quindi a te serve di trovare un tuo software che, capito, ti permetta di vivere la tua vita liberamente, libero da questi virus, proprio come si può andare sul web liberi da virus, circolando liberamente, visitando tutti i siti web da ovunque ti trovi nel mondo ad altissima velocità.
Ma se dovessi sintetizzare questa cosa in una parola, come la chiameresti?
Domanda difficile. Se proprio dovessi sintetizzarla con una parola, direi che ti serve trovare il tuo NordVPN.
Ah, giusto, giusto. Perché è un po' che non la facevamo, quindi mi ero dimenticato di questa cosa.
Allora, per ricordartelo, ti metto pure il link in descrizione, nordvpn.com slash tintoria, e così vedi che c'è anche uno sconto sensazionale.
Beh. Bene.
Beh, sì.
Sì.
Sì. Sì. Però, scusa, c'ho un dubbio. Come hai fatto a vomitare in una delle borracce? Non mi sono accorto. Le hai aperte e le hai richiuse in un secondo.
Com'è possibile? Sono stato velocissimo. Sei stato troppo forte. Sono stato velocissimo.
Ma come hai fatto?
Per avere chiudere queste borracce, alla fine basta un clic.
Molto bene.
E anche questa...
Ce l'abbiamo fatta.
L'abbiamo fatta. Posso comprare le medicine?
Ma non è certo grazie al sistema immunitario di Stefano Rapone se siamo arrivati a fare tutte queste puntate.
Certo. Neanche grazie ai contenuti magici di queste borracce che scopriremo durante la puntata.
Deve essere grazie agli ospiti straordinari che abbiamo la fortuna di invitare ogni volta. Quindi senza ulteriori indugi vi presento l'ospite di questa puntata. Signore e signori, solo per voi, Valentino Rossi.
Grazie.
Pronto.
Grazie. Buonasera a tutti. Ciao.
Eccoci. Ciao. Ciao. Grazie mille di essere venuto ospite a Tintoria. Stefano, mi sa che si era preparata una bella domanda per te.
Come stai?
Ciao a tutti, ragazzi. Ciao. Grazie per avermi invitato. Sto bene. Sto bene, sto bene. Questo è un momento della stagione prima che inizia il campionato. Quindi è sempre un buon momento. Ci si allena, si va a girare. Quindi ci stiamo preparando, dai.
Questo mi sta a si collega a una domanda che stava un'altra domanda. Stefano, sei preparato? Esatto. È un mese che mi dice che te la vuole fare.
Esatto. E che hai fatto oggi?
Oggi sono venuto da voi. In macchina da Tavuglia. Stamattina mi sono svegliato. Mi sono allenato. Ho girato un po' col simulatore a casa perché domani faccio un test a Monza in macchina. Quindi di solito prima di partire per i test faccio una cinquantina di giri col simulatore per ricordarmi la pista. E poi dopo mi sono allenato in palestra. Ho mangiato. E poi mi sono venuti a prendere Uccio e Albi e siamo venuti da voi.
Ho diverse domande. Come funziona questo simulatore? È un videogioco oppure è una cosa fatta apposta per te? Come funziona?
In realtà è un videogioco, ma è un videogioco di altissimo livello. È un videogioco americano che si chiama iRacing e si gioca con il computer, quindi non con la PlayStation, diciamo, non con la console. E quindi ti fai tutta la tua postazione, diciamo, e ti fai conto che c'è il volante della mia macchina che te lo stacchi dalla macchina da corsa e lo stacchi dalla tua macchina da corsa.
E poi lo attacchi nel simulatore. È lo stesso. È lo stesso, quindi ti ricordi tutti i bottoni, puoi allenarti.
Bellissimo.
E poi sei molto online, puoi fare le gare con tutti i giocatori del mondo oppure puoi fare una sessione di test, come stamattina, che siamo venuti a Monza, appunto, e abbiamo girato un po' e io ho i miei amici che giochiamo insieme, che la mia amorosa dice che sono i miei amici immaginari, perché praticamente quando si gioca a te le cuffie e praticamente senti il rumore della macchina e poi senti le voci, sei su Discord, che è tipo un WhatsApp per quelli che giocano, diciamo, e quindi parli con i tuoi amici, che però non sono lì, ecco.
Ma quindi giochi sempre con i tuoi amici, non è che giochi contro degli sconosciuti, oppure sì, a volte giochi anche contro...
Giochi anche contro gli sconosciuti, sì.
E come ti piazzi in genere quando giochi con questi sconosciuti?
Allora, intanto è bello perché sono Valentino, Rossi 2, non sono Valentino Rossi, perché Valentino Rossi me l'hanno già preso, e quindi sono Valentino Rossi 2, quindi molta gente pensa che magari non sono io, ma ci sono moltissimi livelli fino ad arrivare al professionismo di gente che lo fa di lavoro, quindi io sono abbastanza lento, tra virgolette, ecco. Dopo quei ti fanno giocare con quelli del tuo pari livello, ok. Per farti divertire, ecco.
E lì, pure con quelli del tuo pari livello, riesci comunque, cioè vinci? Come ti...
Beh, è difficile, delle volte vinco, più le volte che non vinco.
Ah.
Sì, perché è una cosa molto, molto simile alla guida normale, ma è comunque una cosa che per andare forte devi fare un sacco di ore di gioco lì, quindi non è che serve essere bravi con la macchina normale, poi vai lì e freghi tutti. Devi comunque allenarti.
Ma c'è tipo una postazione, cioè come è fatta con tutti i schermi? Come è fatta?
Bello, ho una postazione che fanno lì vicino a casa nostra, ha tre schermi, il tre schermi è importante perché vedi i due vetri della macchina di qua e di là, così quando fai la bagarre, diciamo, lo vedi se ce l'hai di fianco. E poi è fatto, è un cockpit come quello di una Formula 1, no, un po' meno della Formula 1, comunque tutto carenato, e poi,
c'è il sedile, che è un sedile di una macchina da corsa, che tu puoi mandare avanti e indietro, e poi ci sono i freni, i pedali, e poi c'è il volante, ecco.
È bello. Bellissimo, ma c'è una stanza apposta quindi per questo?
Sì, sì, sì.
Andai in camera da letto così tua moglie dorme e tu stai lì la notte?
No, ce l'ho di sotto in una stanza, diciamo, dove ho i miei giochi, dove ho un po' di videogame, dove ho la tele grande, dove sto con i miei amici quando vengono a casa mia.
Infatti, ci eravamo chiesti questa cosa, ci sono, era una domanda per dopo, però ne stavo parlando, ci sono bei videogiochi di corse, di moto? Perché io, videogiochi di sport tanti, però videogiochi di moto mai fatti. Ci sono giochi di moto belli che ci sono stati o che ancora ci sono?
Purtroppo, i giochi di macchine sono di altissimo livello, ma quelli di moto no. C'è il MotoGP, il gioco originale, il gioco ufficiale, scusa, che ci sono stati degli anni che era molto bello, tipo il 2004, quando io ero con la Yamaha, il primo anno, e lì era bello MotoGP. Adesso, sai qual è il problema? Che con la macchina tu simuli ed è come se sei seduto in macchina. Con la moto il simulatore non esiste, devi giocare col pad, quindi già quello perde un sacco. Infatti io, di solito, a quello delle moto gioco poco, gioco più a quello delle macchine, mi piace di più.
E tipo a Mario Kart ci giochi?
Allora, io faccio parte della generazione che io proprio sono cresciuto con i videogame. Cioè, quando io ero piccolino, è arrivato il primo Atari, che c'aveva il tennis, no? Con le due lineette, che andava su e giù, la palla che faceva tan tan, girava così, quindi da lì. E quindi sono passato anche per Super Mario Kart, assolutamente. Super Mario Kart sono molto forti i nostri piloti, mi offre.
Il fratello, Morbidelli, Bezzecchi, loro giocano sempre. Anche Super Mario Kart è tosta, per andare forte devi essere capace.
Beh sì, poi là ci sono letteralmente, c'è anche una quantità di entropia, poi quello nuovo è ancora più difficile, perché si corre anche in 24, è il panico totale.
Quello, però io adesso, quando ho il tempo, gioco con iRacing, ecco. Perché mi alleno. Perché diciamo che, negli ultimi anni, cioè tutti i piloti, per esempio, di Formula 1, sono, giocano sempre, e anche Verstappen, per esempio, è un grande amante dei simulatori. E lui, appunto, un po' di tempo fa, in un podcast così, ha detto che secondo lui è più importante allenarsi col simulatore, che magari invece andare a girare col go kart. Perché ti dà più la sensazione di guidare quella macchina lì. Quindi, se ho tempo, gioco a quello.
Stiamo parlando di Mario Kart questo qui. Sì, sì, sì. È più importante lanciare dei gusci, nel gioco che nella vita vera, certo. Ma senti, a me mi incuriosiva un attimo questa stanza. Cioè, tu hai una stanza in cui c'hai questo simulatore. E poi che altro c'hai? C'hai tutte altre cose ludiche.
Allora, si chiama stanza ludica, di casa mia. Perché quando l'abbiamo disegnata, quando l'architetto l'ha disegnata, l'ha chiamata zona ludica o stanza ludica. Ci sono un po' di mie tute di moto, un po' di macchine, un po' di miei caschi, diciamo i caschi più belli, più famosi della mia carriera. Poi ci sono due simulatori, perché uno ha i racing, l'altro invece per la PlayStation, diciamo con Gran Turismo, perché noi siamo cresciuti con Gran Turismo dalla fine degli anni 90, così. Poi c'è un flipper. Poi c'è un biliardo con la stecca. E poi c'è da giocare a freccette. E poi c'è una televisione. Una televisione grande da vedere la tele, ecco.
La voglio anch'io questa stanza, è bellissima. È bella, è bella.
Una volta devi venirla a vedere.
Ma volentieri.
Poi c'è un posto tipo una tavernetta, diciamo, per fare le cene.
Eh, immaginavo. Se ci mancava solo appunto il bar, ecco, è bellissimo.
O anche il bar a casa, però non è lì, è di là.
Spettacolare.
Lì c'è una cucina, ecco.
Bellissimo.
Allora, abbiamo parlato di Mario Kart. Allora, ti dico la verità, io per preparare questa puntata, ok, mi sono visto le interviste, le cose, mi sono sentito i podcast, però per provare a cercare le cose nuove, mi sono comprato la tua autobiografia del 2005. E ho detto, vediamo se partendo da questa cosa vecchia riesco a ricordargli delle cose che magari a me non si ricorda. La prima cosa che ti voglio ricordare, te la ricordi sicuramente in realtà, è proprio partendo dall'inizio, a me affascina il momento apecar. Cioè quando da ragazzi a un certo punto, ok, tutti col motorino, ma il motorino fa freddo, e si inizia a correre con l'apecar. Quello è un po', io me lo immagino come un momento Mario Kart, perché tu lo descrivi come voi che vi prendete a sportellate e vi parcheggiate addosso. Quindi vorrei sapere che cosa vuol dire parcheggiare addosso e come si gareggiava con gli apecar.
È un bel periodo della mia vita, diciamo, perché comunque avevo più o meno 15-16 anni. E alle superiori, andavo a scuola a Pesaro. Quindi avrei dovuto prendere il tram, perché io abitavo a Montecchio con mia mamma. Prendere il tram, che è la circolare destra tipo che mi portava a Pesaro. Solo che il tram fa un viaggio, un giro più lungo, quindi dovevo partire tipo 20-25 minuti prima. E non facevo mai in tempo, quindi alla fine andavo sempre col motorino. Solo che la scuola è a novembre, dicembre, gennaio, e col motorino era freddo. E quindi mio babbo, Graziano, ha detto, perché non compriamo un ape?
Così sei chiuso, no?
Da noi l'ape era un mezzo per, diciamo, le persone anziane, quelle che facevano un po' più fatica con la patente, che dovevano andare nell'orto, e quindi andavano con l'ape. Quindi all'inizio non era proprio un mezzo da giovani. Ecco. Però ho deciso di ascoltare Graziano, e siamo andati a prendere quest'ape, e da lì è diventato un mezzo per i giovani, perché anche tutti i miei amici l'hanno comprata. E quindi, sai, in quei tempi lì il bello era non tanto dove andavi, ma il viaggio anche per andare, no? Andiamo a Rimini a giocare a bowling. Quindi il viaggio, arrivare a Rimini con l'ape, a parte che ci vuole 50 minuti, però era già un'avventura, tipo Indiana Jones, no? E quindi da lì dopo si faceva un po' di bagaglia, ci davamo le sportellate, perché sai, tutte queste api erano delle api vecchie, perché la mia era del 1979, come il mio anno. Quindi erano mezzi un po', diciamo, non... che ci si poteva permettere di non tenere proprio al massimo. Quindi l'ape poi è di lamiera, no? Quindi ci si poteva dare le sportellate, e poi nella pausa, dalla mattina al pomeriggio, ci trovavamo in un posto, quindi chi parcheggiava per primo, gli altri di solito gli andavano, tipo, gli parcheggiavano addosso, andandogli a sbattere, ecco. Era... si divertiva così, ecco.
E una volta... perché in quegli anni avete anche sviluppato un rapporto particolare, parli in questo libro con i carabinieri locali.
Certo.
Perché chiaramente dei ragazzi che si prendono la sportellate con le api, se fai... se sei forza dell'ordine devi dire ai ragazzi, basta così. E ti hanno sequestrato il mezzo due volte lo stesso giorno? Sì.
Sono riuscito a farmi sequestrare i miei due mezzi in un giorno. Bellissimo. Sì, perché poi io avevo lo scooter, il motorino, che mi hanno sequestrato perché ero senza casco, e quindi mi hanno provato a fuggire, mi hanno chiamato a casa, e mi hanno detto, lunedì quando puoi portaci il motorino.
Perché chiaramente già ti hanno visto senza casco, ah, ecco, è lui. Certo.
Io avevo uno zip verde e si capiva che ero io, ecco. E poi la sera siamo andati appunto a Rimini al bowling, e nel ritorno facevamo sportellate, ci hanno inseguito i carabinieri, che ci hanno fermato in una piazzola dove c'è un barrettino con il distributore. E quindi ci hanno fermato lì, e ci hanno detto, ma che cazzo fate? E ci hanno ritirato tutti e due le api, e ci hanno lasciato lì, a piedi. E poi i giorni dopo, quando mio papà ha capito che mi avevano ritirato sia lo scooter che l'ape nello stesso giorno, lì si è un po' arrabbiato. Anche perché a quel punto ero a piedi, perché non avevo più niente.
A quel punto è finita. Stefano, avevi... No, no, se no io ho tutta una serie di...
No, io volevo partire ancora da prima, perché parlavamo poc'anzi, anche con il tuo team, che tu hai cominciato da dueenne. Ma come funzionava? Cioè, sei stato messo su una moto a due anni e tu già dici, bello, questa è la mia vita.
Sì, più o meno così. Nel senso che mio babbo, Graziano, era un pilota di moto, che però più o meno aveva smesso di correre con le moto quando io ero molto piccolo. Poi però anche lui ha fatto come me, ha corso in macchina. E comunque è rimasto sempre un pilota. E quindi diciamo che per lui giocare con me era portarmi con qualcosa col motore. Era il nostro... Il picco del nostro rapporto era quello. Lui invece di portarmi al parco mi portava a girare con la motina piccola intorno a casa oppure col go-kart nella zona industriale. Erano... Era l'inizio degli anni Ottanta, quindi non era come adesso. Si potevano fare più cose. Si poteva andare anche nel parcheggio di una zona industriale col go-kart. Ecco. E da lì, diciamo che io ho sempre sognato di fare il pilota. Mi sono sentito sempre un pilota. Non mi ricordo di aver avuto mai un piano B. Ecco.
E quindi le cose c'è da piccolissimo. E anche adesso tu c'hai... Hai degli allievi e mi dicevano anche adesso che ci sono allievi di 2-3 anni che fanno una cosa simile. E come vedi la differenza tra come eri tu e come funziona adesso questo tipo di approccio, diciamo?
Allora, noi abbiamo un'academy dove aiutiamo i piloti italiani a arrivare alla MotoGP. E da quest'anno abbiamo cominciato a lavorare con tre più giovani. Però hanno da 11 a 15 anni. Ah, ok.
Quindi sono più grandi. Sono più grandi.
Sono già... Cioè, già andiamo in pista a girare, eccetera. La differenza... Come tutto in quegli anni lì era una cosa un po' più romantica. Era una cosa un po' più di cuore. E secondo me anche la differenza adesso è che... Adesso i pilotini hanno già in testa che correre in moto è un lavoro. E correre in moto può essere il loro lavoro, dove guadagneranno dei soldi, magari diventeranno ricchi e famosi, e avranno una vita bella. Quando eravamo piccoli noi, tanti anni fa, si andava in moto per passione. Perché io nel mio caso avevo Graziano che era un pilota, e quindi... Però io non pensavo... Dove arriverò? Vincerò il mondiale? A dove correrò? Quello non lo sapevo. E quindi secondo me questa è la differenza più grande. Il resto è tutto molto simile. Comunque i ragazzini hanno voglia. Quando sali su una moto e ti piace, e hai il fisico giusto, e sei nel momento giusto, è una cosa che secondo me è difficile che non ti piaccia, perché la velocità, l'adrenalina, ti toccano subito, capito? Quindi in quello vedo molte cose uguali.
Allora, la passione, la necessità della velocità ti è rimasta, tant'è che adesso ti inizia la stagione in macchina, comunque sia continui a correre. Adesso è un po' che sei passato alle macchine in varie forme. Come vieni recepito dagli altri piloti? Cioè, vieni accettato come uno di loro, oppure sei ancora Valentino Rossi che viene dalle moto e si porta dietro quella roba là?
Un po' tutti e due. Nel senso che, allora, intanto tanti piloti, sono miei tifosi, cioè perché più o meno sono ragazzi che hanno 28, 26, 30 anni, e quindi quella generazione lì è tutta gente che è cresciuta con me.
Certo.
Poi, i piloti di moto sono tutti dei grandissimi, scusa, i piloti di macchine sono tutti dei grandissimi appassionati di moto, perché c'è questo link, questo feeling fra i piloti di macchina e i piloti di moto, perché comunque più o meno è la stessa cosa, no? Quindi sono tutti molto curiosi di sentire la differenza fra le macchine e le moto, eccetera, eccetera. Sicuramente non sono molto contenti di prendere paga, perché comunque sono piloti di macchine e quindi dicono, lui viene dalle moto, bisogna che arriva dietro. Certo. Più o meno così. E danno sempre il massimo per battermi, ecco.
E senti, c'hai delle gare di endurance che durano un sacco di tempo, sbaglio? Un giorno. 24 ore. Madonna santa. Scusa. Come si fa?
Adesso a febbraio abbiamo fatto una gara in Australia, in una pista bellissima che si chiama Mount Panorama, che è durata 12 ore, che già è lunga. La 24 ore parte, tu aspetti, poi fai il tuo, perché noi per esempio corriamo una macchina, tre piloti, quindi si fanno dei turni di guida. Tu aspetti, sali in macchina, adrenalina, vai, spingi, fai un'ora o anche due ore, quindi scendi, sei già cotto, stanco, ti fanno male le gambe, eccetera. Guardi, mancano 19 ore e 37.
E quindi dici, ostia, come facciamo?
Poi dopo si entra, cioè la gara è lunga, c'è la notte, però le ultime ore sono difficili. Le ultime 8 ore, 6 ore, dipende poi da quanto guidi in quelle ore lì, però lì sei stanco. Anche perché non si dorme. Cioè si dorme sempre poco. Ma si usa...
Cerchi di dormire tipo 45 minuti, un'ora, fra i tuoi turni di guida, che di solito sono una volta ogni 4 ore.
Infatti questo mi interessava. Cioè come fai che intanto gli altri corrono la tua gara, perché anche la tua gara, tu dici, adesso dormo. Perché sei talmente stanco che...
Però ci devi provare. I ragazzi, gli altri piloti dicono... Cioè il segreto è che te quando scendi dalla macchina devi spogliarti, se è caldo ti fai la doccia e poi ti metti nel letto, devi avere una stanza buia,
ti metti nel letto, magari ti metti i tappi e poi ti metti giù, stai lì. Se ti addormenti bene. Se non ti addormenti però ti rilassi. Perché sennò dopo non fai in tempo recuperare quando sei veramente stanco. Perché quando scendi dalla macchina alle 2, un quarto di notte e sei sveglio dalla mattina prima, perché comunque è il giorno della gara, eccetera, eccetera, vai a dormire ma alle 6 devi riguidare. Tu in realtà vorresti andare a dormire, vorresti dormire 8-9 ore, almeno nel mio caso. E invece dopo un'ora e mezza ti vengono a svegliare e lì è il momento più difficile perché dici... La parte che non capisci dove cazzo sono. E poi dici, ma chi me l'ha fatto fare di fare sta gara di 24 ore? Però dopo ti riprendi, ti lavi i denti e riparti. Però bisogna sempre dormire un pochino, ecco.
Infatti una delle cose che, rileggendole, mi era piaciuta un sacco è quando racconti la 8 ore di Suzuka, che tu hai fatto due volte e il secondo anno l'hai anche vinta, e che appena la purezza, due piloti, si fa il turno, e là ti mettevano nelle vasche col ghiaccio tra un turno e l'altro, proprio ti mettevano a conservare. Sì.
Allora, quella è l'unica gara di durata che ho fatto in moto. E devo dire che in moto è molto più torsto che in macchina. E poi a Suzuka adesso sono tre piloti, la gara dura 8 ore, invece quella volta lì, io l'ho fatta nel 2000, nel 2001, si correva in due piloti. Quindi facevi un'ora sì, un'altra no, e poi un'altra no, no, no. Poi c'era l'altro problema. A Suzuka è caldo come in Malesia, ci sono 34 gradi e il 90% di umidità, quindi difficile. Quindi quando scendevi dalla moto, arrivavano tutte queste ragazze giapponesi della Honda che ti toglievano la tuta, ti davano l'asciugamanino e ti tiravano in questa piscina piena di ghiaccio, quindi con l'acqua a tre gradi, non so. E quindi da lì stavi... Si stava lì cercando di recuperare soprattutto per i muscoli. Poi però il problema è che tu avevi 45 minuti prima di risalire in moto, quindi lì era tutto proprio con un ritmo serrato, non potevi mai dormire o rilassarti. Quindi quella è tutta un tiro, ecco.
Infatti la descrivevi come di una cosa che alla fine la motivazione per vincerla era dai dai la vinciamo così non torniamo mai più, vai avanti, avanti.
Sì, perché era nata... Era nata come una cosa... A me... Io sono sempre stato appassionato del Giappone, dei piloti giapponesi. Quindi per me la 8 ore di Suzuka era una gara mitologica, quindi volevo andarla a fare. Però sai, dopo quando vai devi andare a fare i test, cioè tipo fra una gara e l'altra in Europa si volava Suzuka per fare i test. E quindi è un grande impegno. E quindi la seconda volta gli ho detto a Colin proviamo a vincerla perché probabilmente non torniamo più, quindi. Cerchiamo di dare il massimo.
Ma cos'è, in queste vasche ghiacciate quanto tempo ci dovevi stare?
Tipo 7-8 minuti.
E ce la facevi tranquillamente, com'era?
A parte che scendi e hai un caldo, era veramente caldissimo, tutto sudato, eccetera. Quindi i primi minuti si stava bene. Poi dopo diventa freddo e poi quasi ti si addormentano le mani, quindi devi uscire. Però devo dire che dava gusto.
Ah sì?
Sì, perché era molto caldo.
Ma senti, poi...
Questo lo fanno anche quando... La MotoGP corre in Thailandia, corre in Malesia. Sono tutti la vasca di ghiaccio, ecco.
Ah, che sarebbe questo... Ti rimette i muscoli in sesto, dici?
Ti toglie l'affaticamento dei muscoli e ti aiuta molto a non avere i crampi.
Ma perché durante un'ora di corsa esci che sei anch'ilosato, come stai?
Finito. Ah. Morto. Io, la volta che abbiamo vinto... Perché la prima volta che siamo andati ci siamo stesi subito. Io per primo e lui per secondo, quindi non è che abbiamo fatto tante ore. Invece la seconda volta che abbiamo finito, per recuperarmi ci sono voluto due mesi.
Ah, madonna.
Perché era una roba veramente estrema. Infatti adesso la fanno in tre, che c'hai un po' più.
Anche in macchina ti senti tutto con i muscoli? Cioè quando esci anche dalla macchina stai teso ugualmente?
Sì, però la macchina fisicamente è meno difficile della moto. Semplicemente perché... Tu nella moto sei una parte che si muove, che sposta i pesi e quindi sei sempre in movimento. Invece in macchina sei legato nel sedile con la cintura a quattro punti, fermo, e quindi muovi le mani, le braccia, il collo e le gambe perché... Devi avere forza nelle gambe perché soprattutto col freno si spinge fortissimo. Si fanno tipo 140 bar. Quindi devi avere un po' di forza lì. Però a livello di fiato, eccetera, la macchina è più facile.
Ci può stare.
Il problema della macchina è che è caldo. Cioè dentro la macchina è molto caldo. Invece quello in moto, un po' d'aria la prende.
Cioè l'aria unizionata non ci sta?
C'è anche l'aria condizionata.
Però dici...
Per regolamento, perché sennò sarebbe troppo caldo. Però diciamo che l'aria condizionata non è come quella della macchina normale.
In macchina non c'è tipo il santino, non correre, queste cose qui?
Cioè attaccato con la calamita. Adesso lo metto, con le vostre due facce.
Esatto.
Pensa a noi, non correre.
Non correre, pensa a noi.
No, ma poi leggiamo nell'autobiografia che hai anche un rapporto particolare con l'accoglienza giapponese in queste circostanze. Ci vuoi raccontare come li sei trovato?
Qui ci sono proprio degli aneddoti, che non so se ti ricordi. Anche spinosi.
No, però facciamoli dire...
No, no, se te li ricordi.
Non lo so se quelli. Comunque in generale il Giappone è... Non so quanti siete stati in Giappone, ma non so quanti siete stati in Giappone, però il Giappone veramente tu arrivi... Ripeto, poi erano... Cioè era 25 anni fa e ti sembra veramente di essere in un altro mondo. E quindi... In pochi parlano inglese, i segnali sono tutti in giapponese, il telefono non fa. E quindi sei in questo posto. E la gente è molto diversa da noi come cultura. Il modo di comportarsi è diverso. E però anche lì sono grandi appassionati di moto, quindi sempre un sacco di tifosi. Era sempre dura, ci toccava sempre dare le spinte, poi arrivava la polizia per tenerli buoni. Però grande supporto comunque. Adesso le questioni spinose che ho detto sul libro non me le ricordo.
Allora, dicevi che essendo appunto tu già stato in Giappone, quando sei andato a fare la prima volta la otto ore, sei andato con un po' del tuo team, e le hai detto, ragazzi, non avete capito quanto sono educati i giapponesi. Adesso ve lo dimostro. E quindi avete iniziato a comportarvi in modo non esemplare, perché tu volevi vedere spingendo fino a dove riuscivi ad arrivare. Quindi, per esempio...
Aspetta, farlo dire a lui. Ti ricordi? Si sta ricordando.
Col pass quando siamo entrati? Sì, col pass. Beh, sai, sono talmente... Allora, adesso sono più simili a noi. Ma all'inizio erano talmente gentili e talmente rispettosi. Poi loro di solito quando vedono l'europeo, cioè non il giapponese, vanno un po' in paranoia. E c'è anche una parola in giapponese che spiega questa cosa. Quindi non fa niente. Quindi te entri al negozio e prendi le batterie per la macchina fotografica, la guardi, te le metti in tasca, vai via e non paghi. Immaginati per gli italiani questa cosa... Cosa può succedere, ecco. Però anche tipo il pass... Allora, cercavamo sempre di spingersi oltre, di provare a vedere dov'è il limite. Stamattina entriamo senza pass. Proviamo. Quindi siamo arrivati in cinque con la macchina, lì alla porta, loro ti fermano, te non ti fermi, li guardi, loro ti guardano, passi, però non succede niente, capito? Quindi da lì prendi un po' di confidenza. Poi eravamo giovani. Però ci siamo divertiti.
Però vi siete pentiti lì.
Sì, c'è anche un momento di pentimento.
C'è scritto. Lo diciamo per le guardie, che poi è un rapporto particolare, dobbiamo capire.
A un momento salutiamo le guardie. Salutiamo. Sempre.
Ciao, guardie. Ciao.
A un certo momento, anche perché i risultati in Giappone non venivano, con Lucio abbiamo detto, basta, bisogna che ci comportiamo bene, perché sennò non vinciamo mai. Allora pensavamo che fosse una cosa anche di karma. E abbiamo smesso. Dopo siamo stati più bravi, anche perché siamo diventati più grandi.
Ma quindi c'è anche questa questione di scaramanzia molto forte che hai tu.
Sì, scaramanzia... Io molto, sì. Però penso che una grandissima parte degli sportivi siano molto scaramantici. E poi sai, in moto, o comunque quando fai un motorsport, o uno sport pericoloso, diventi ancora più scaramantico, perché hai anche paura magari di farti male.
Ma cose pazze che fai, per esempio, da questo punto di vista?
Lista lunga... E... Vabbè, tipo... Il modo di vestirsi prima di salire in moto, o adesso prima di salire in macchina... Devo dire che adesso sono più tranquillo. Cioè, sono molto scaramantico, però una persona quasi normale. In moto, invece, sentivo di più il peso e la pressione, quindi... Quindi il modo di prepararsi prima di salire in moto, facendo tutte le stesse cose. Tipo quindi mettere i calzoncini prima dei calzetti, i calzetti che devono essere quelli lì, il sottotutto, che si tuta in un certo modo, il paraschiena lo deve mettere uccio, la canzone che c'è mentre mi vesto deve essere la stessa, le chiavi le devo mettere di fianco all'orologio, lì sul tappetino che ho, perché ce l'avevo quando correvo in 125. E quindi diventa tutto una...
Come si dice?
Un po' complicato, però tutta una scaletta. Un po' come fanno... I piloti degli aerei, per una checklist per sentire se tutto è a posto, per poi quando sali in moto essere completamente concentrato e soprattutto non avere pensieri che vengano da fuori.
E se ti sbagli un giorno metti prima la sinistra e poi la destra, che succede? Come la vivi?
Mi è capitato di tutto. Mi è capitato che ho sbagliato, che comunque è andata bene, mi è capitato invece che non è andata bene, però sai... Io devo dire che l'ho sempre presa... Ho sempre saputo che in realtà non conto niente. Però... Perché non essere scaramantici e da matti? Anche se non fa differenza.
Ecco. C'ha senso. Sì, sì, sono d'accordo.
Poi ho delle domande sul periodo del passaggio in Yamaha, che questo qua l'hai scritto l'anno dopo. Però prima, l'estate prima di iniziare con la Yamaha, hai scritto... Ho scritto, vacanze lunghe, sono andato a sciare un sacco. Ma tu potevi sciare? Sì. Com'è possibile? Cioè, i calciatori non possono sciare... Il mondo è pieno di calciatori, i piloti sono pochi. E tu potevi sciare? Non c'avevi...?
Erano dei contratti che venivano dagli anni prima, e poi lì devi capire quanto sei forte contrattualmente. Perché se sei abbastanza forte, gli dici gli sci, li togliamo. Perché io vado a sciare. E invece il paracadutismo lo puoi tenere. Però a me è sempre piaciuto sciare, quindi...
Va bene.
Puoi mettere il paracadutismo e tutti gli agli affini, però lo sci. Esatto.
E poi, a proposito di vacanze nel libro, ma in generale nella tua vita, hai parlato un sacco di volte di Ibiza, di quanto ti sia piaciuto andare a Ibiza. Ora, c'è una rubrica in questo podcast, per cui io faccio una domanda...
Arriva prima adesso.
Sì, a tutti gli ospiti. Per cui chiedo, che rapporto hai, se ce l'hai, con la marijuana? Ah, ok, subito me la fai, quindi. Sì.
Allora, vabbè, intanto sai, essendo uno sportivo, è diverso rispetto a un artista, a un cantante, a... Perché noi dobbiamo stare intanto molto attenti, e poi anche parlarne... Sai, nell'immaginario collettivo, se uno fa l'atleta, bisognerebbe che non fuma, ecco. Sì. Se invece uno è un cantante, un batterista, un chitarrista forte, e che fuma, è un figo.
Sì.
E diciamo, dai, che è più una cosa da giovani, no? Io sono arrivato a questa... Perché da giovani intanto si ha molta più energia. Quindi anche se fumi, no, non è un problema. E poi da giovani si hanno molti meno pensieri, molti meno paranoie. E... Quando correvo da giovani, io pensavo solo a correre. Il resto era veramente una cosa di contorno. Invece quando si diventa grandi, secondo me... Perché diciamo, no, che quando fumi da giovane, è tutto bello. Ridi, no, ti diverti... Bellissimo. Poi dopo un po' di anni non ti succede più. Sì. Quindi perché? O perché naturalmente, sai, facendolo un po' di volte diventa diverso, o perché comunque tu, nella tua testa, hai molti più problemi... No, molti più pensieri, molte più cose, e quindi è più facile un po' incastrarti.
Ecco.
Bellissima risposta, ma... Anche perché, per come noi, diciamo, noi che non abbiamo fatto i piloti, vediamo i piloti, le droghe, quelle leggere, ma ancor di più quelle pesanti, sono il contrario del DOP. Cioè, è una cosa che ti sfrizziona un po' i riflessi e quindi non andrebbe fatto. Esatto. E quindi i piloti... Cioè, sai di piloti forti che invece si sono un po' persi dietro,
non dico alle canne, ma...
Cioè, perdersi dietro alle canne è dura, cioè ti scegli probabilmente di buzzo buono. Perdersi dietro ad altre cose può succedere, però è una cosa che almeno io vedevo sempre molto distante da quel mondo.
Penso che... Cioè, di gente che... C'è veramente poca gente che si è persa proprio dietro alle canne, no? Perché è la cosa un po' più facile. E meno problematica di tutte. Però per questa cosa del doping, il problema è che... Sai che c'è un doping per la prestazione? Sì. Quindi dove un atleta prende delle cose per barare, per diventare più forte, per avere più fiato, per poter spingere più in palestra, per avere più forza. Le droghe, o in questo caso la marijuana, per esempio, è completamente il contrario, perché è proprio una cosa che... Fa solo male. Può fare... Cioè, se va bene non fa niente, però se fa, fa peggio. Però comunque nell'anti-doping c'è. Quindi anche tu, se vai a fare una festa, così, devi sempre stare attento. Ok. Va bene. Però non conosco piloti che ci sono andati... Cioè, che hanno avuto dei problemi con le canne.
E scusa, quando andavi a Ibiza, che è bellissimo, a me il fatto che a te ti piace andare a ballare, ti piace... Eh... Eh... Quella musica là è stupenda. Però Ibiza è piena di italiani e di spagnoli, che per te sono il peggio... Cioè, nel senso, con tutto l'amore per questo popolo straordinario, però sono quelli che più di tutti stanno in fissa con la MotoGP. Quindi Ibiza non era il posto peggiore possibile?
Però Ibiza è un po' diverso, perché a Ibiza la gente si fa scrupolo a venirti a disturbare. Ah. Se sei in un locale, se sei a ballare, se sei in mezzo alla pista. Invece in Italia, ma anche in Spagna, cioè la gente arriva lì con i telefoni, e poi comunque ti guardano tutti così, quindi è più difficile.
E Ibiza hanno un po' più rispetto. Ah, vedi? Ah, non l'avrei detto.
Sì, è così, è così. E ci sono dei locali più underground, diciamo, dove la gente non è che va lì col telefono. Adesso molte feste non si può neanche più portare il telefono, stanno facendo la no-telephone policy, una cosa del genere. E quindi... Diciamo che se vuoi andare a fare un po' di festa, è un posto bello perché c'è più libertà.
Ecco.
Quindi quello è differente dall'Italia. Però è pieno di italiani e di spagnoli, quindi comunque alla fine la gente viene lì, ti fa i complimenti, eccetera, però ci riesci un po' di più.
Ah, ok, vedi, non l'avrei detto. Poi attenzione, cioè Ibiza è diventata mainstream
e famosissima negli ultimi anni. Sì. Perché... tanta gente ha capito il potenziale, no? Se te vuoi andare una settimana con i tuoi amici d'estate a divertirti, io sono andato in giro nel mondo, ma secondo me è il posto più bello di tutti. Perché c'è tutto, c'è il mare, ci sono tanti ragazzi, ci sono bellissime ragazze, puoi fare da matti, puoi star tranquillo, è proprio bello. E poi c'è proprio l'atmosfera dell'isola, che è come se sei staccato dalla terraferma, quindi quello che era là rimane là. Quindi... adesso è più difficile. Perché adesso veramente... cioè prima tanta gente era formentera, per esempio. Per esempio i calciatori, le veline, i paparazzi erano a formentera. A Ibiza non c'erano. Poi adesso hanno scoperto che Ibiza è più bello di formentera e quindi adesso ci sono anche di qua. Questo... però è così, ecco, non è che possiamo fare niente. Adesso ci vanno tutti, ma va bene, perché comunque è bello.
Sì, sì, no, si vede che proprio non ti pesa che ci siano anche calciatori a rovinare la bella atmosfera di Ibiza.
No, no, no. Io sinceramente mi trovo peggio con i paparazzi che con i calciatori. E Ibiza veramente prima era un posto dove non te ne fregava niente, era impossibile che ci fossero. E invece cazzo, adesso è pieno. Se vai nei posti belli ci sono.
E Stefano posso...?
Hai sempre cose su...? No, su Ibiza no, basta.
Cioè adesso mi ha detto... No, sul passaggio in Yamaha e su come... perché questo libro è dell'anno dopo, dopo che avevi vinto il primo mondiale, dopo il passaggio dalla Honda alla Yamaha, e dicevi che la motivazione... cioè si sente tantissima la motivazione di voler mettere il progetto del pilota all'interno del progetto della moto e non dopo la moto, come invece era in Honda. E... e allora, diciamo, ne parli come di un punto di svolta della tua carriera, della tua vita, ho deciso di fare questa cosa, ce l'ho fatta, e per te è stato ovviamente importantissimo. Da dopo questo momento qua, in cui hai fatto un cambiamento da pazzi e hai avuto ragione perché hai vinto, avete vinto varie volte, poi la motivazione dove era? Cioè per tutti gli anni dopo, perché all'inizio eri il più forte di tutti sulla moto, più forte di tutti, poi sei cambiato, hai vinto sempre, e dopo, per tutti gli anni dopo, la motivazione dove stava?
Sì, e... intanto... ho... io ho pensato... cioè perché mi è sempre talmente piaciuto correre, correre in moto, o comunque essere un pilota, che ho detto, intanto voglio correre fin quando proprio non ce la faccio più. Perché, per esempio, parlando con altri piloti, una volta parlando con Schumacher, un'altra volta mi ricordo Troy Bayliss, che è un pilota australiano, che è un pilota australiano,
della Superbike, li vedevo... ce li avevo visti veramente... tristi, per avere smesso quando ancora potevano continuare. Allora io ho detto, io corro intanto fino a proprio quando non ce la faccio più. E così ho fatto. E poi la motivazione è il gusto, è il gusto di correre. È il gusto di correre. Poi, quando poi sono diventato più grande, ho vinto meno, quindi mi sono confrontato con piloti di un'altra generazione, più giovani, più forti, e quindi la motivazione è stata cercare di alzare il mio livello, cercare di capire come andare forte con loro. Quindi quella è stata tutta la seconda fase della mia carriera.
E ci sono... Qui descrivevi due momenti in cui avevi, come hai capito, delle cose correndo. La stagione 98, e proprio la 8 ore di Suzuka quando l'hai vinta. Dici, quelli sono stati due momenti in cui ho fatto un salto. Cioè prima correvi in un modo e poi ho capito proprio delle cose. E ci sono poi stati altri momenti nel corso della carriera in cui hai detto, ok, fino ad oggi correvi in un modo e adesso invece proprio sono cambiato. Ho capito delle cose nuove. Diciamo che...
più diventi grande, più hai un po' di paura. Perché la MotoGP è uno sport veramente da coraggiosi. Perché le moto vanno veramente forte. E quindi, sai, è una cosa più da 22 anni. E quindi poi quando diventi grande capisci che devi un po' trasformare questa, possiamo chiamarla paura, devi cercare di, con l'esperienza, diciamo, ritornare allo stesso livello. Quindi cercando di rischiare un po' meno con tutti i trick e le cose che hai imparato durante la carriera. Quindi cambia un po' questo. Stai un po' più attento. Anche perché poi farsi male da giovane, poi dopo capisci che comunque ogni volta che ti fai male non ritorni mai al 100%. Cioè ritorni al 97%. Quindi sai, poi dopo quando diventi grande ci vuole più tempo, c'hai sempre meno voglia, ti pesa sempre un po' di più. Quindi cerchi di, diciamo, sbagliare meno.
Ecco.
Ma tu, magari è una percezione mia, tu in questo senso sei stato anche abbastanza fortunato. Ti sei fatto poco male, cioè, per il lavoro che faci.
Questa se me la dicevi quando correvo ancora... No, certo. Mai mi sarei permesso. Sono stato sempre attento e sono stato fortunato, sì. Perché mi sono fatto un po' male nella mia carriera, ma non tanto.
Ma...
No, ok, sì. Mai l'avrei detta, mai l'avrei detta.
No, scherzo. Però un lavoro, come dicevi te, da coraggiosi. Diciamo che mentre quando correvo in moto questi temi di farsi male, eccetera, era tutta una cosa molto sensibile, perché intanto fai sempre gli scongiuri, eccetera, e cerchi di non parlarne più di tanto, perché è una cosa che comunque da una parte la devi avere, ma che deve essere lì. Perché se è qui, è meglio che smetti e stai a casa.
Ecco.
Quindi è una cosa che... Eh, sì, è andata bene, però... Ecco, un argomento un po' tabù, tra virgolette.
Certo. Ah, immagino.
Mi incrocisce questa cosa della paura, perché tu vieni da una famiglia di motociclisti e hai due figlie. Le tue figlie hanno ereditato questa tua passione e se dovessero ereditarla avresti paura per loro? Come ti porresti?
Allora, la mia figlia piccola, che si chiama Gabriella, ha un anno, quindi ancora non si capisce bene. La Giulietta, invece, ha quattro anni e, naturalmente, crescendo a casa mia, cioè, ci sono tutte le foto, ci sono tutti i caschi, io ho le mie moto, le mie Yamaha, che ho vinto il Mondiale, ce l'ho nella camera da letto, una.
Ah, ecco.
Quindi, capito, lei dice, Babbo, ma come mai c'è la moto nella stanza da letto?
Al posto di mamma, poi, perché...
Quindi, naturalmente, le piace. E poi, delle volte, la porto con il motorino piccolo, andiamo intorno a casa, io guido, lei sta lì, e quando vado a Ranch, lei viene, le faccio fare sempre un giro insieme a me. Però non so ancora se le piace. Non è pazza di questa cosa. Però devo dirti che... c'ho paura. Cioè, mi piacerebbe che non corressero con le moto.
Ah, ecco.
Sì, perché, comunque, quando smetti, io vedo anche già con mio fratello, per esempio, che corre in MotoGP, quando parte la gara, comunque... Negli ultimi anni ho un po' capito quello che provava mia mamma quando io partivo per andare a fare le gare, che mi vedevo, che mi guardava, e io dicevo, che cazzo mi guarda così? Cioè, nel senso, non capivo, no? Tanto devo andare a correre, no? Invece, adesso, ho un po' capito. Però, vabbè, faranno... Mi piacerebbe che, mi piacerebbe che,
diventassero delle sportive. Quello mi piacerebbe moltissimo.
Di qualche sport.
Perché, secondo me, è una figata.
Ma perché, infatti, donne nel mondo delle moto, cioè, come... È popolare tra le donne, oppure no?
Ci sono tante appassionate, ci sono dei campionati, e negli ultimi anni stanno spingendo. C'è un campionato di ragazze che... corre con la Superbike. Anche in macchina, c'è un campionato per la superbike.
Ragazze che corrono con delle formula piccole. Nel mio campionato, per esempio, con le GT, ci sono un sacco di ragazze che corrono. Però è ancora più uno sport più da uomini.
Però non è misto. Cioè, sono...
Cioè, è anche misto.
Ah, ok.
Adesso, ultimamente, ci sono anche dei campionati solo per le ragazze. Però, fino adesso, le ragazze hanno sempre corso con i maschi. Quindi, misto.
Ah, ok. Cioè, ci sta perché, alla fine...
Eh, infatti...
Scusa.
Tu sei... Non è meglio se rimane misto? Secondo te. Non ho idea di come, ma essendo... Adesso dirò una bestemmia, ma essendo la moto che corre...
No, hai detto pure il pilota, adesso. No, certo, però... Ho detto il discorso.
Cioè, secondo te, può essere... È uno di quegli sport che può rimanere misto o dovrebbe essere?
Ci sono stati... Secondo me, ha senso tutti e due. Nel senso, ci sono state delle ragazze che hanno fatto il mondiale, che sono andate anche forte. Però, ecco, secondo me, non hanno mai vinto il mondiale. Sì. E, comunque, se corrono fra di loro, dai, è bello. Cioè, è più... Ad armi pari, ecco. E, comunque, ci sono un sacco di ragazze super appassionate di moto. Anche alle gare, quando vengono a vedere. Di solito sono tutte, diciamo, sotto il moroso che le porta per forza. Però, poi si appassionano. E...
Allora, c'è una cosa che è valutata.
Allora, tu le sportellate con l'ape le davi insieme alla tribù dei Chihuahua. Quella che poi è stata autoproclamata tribù dei Chihuahua. E in questo libro c'è una lista di soprannomi. Posso? Ne leggo alcuni. Ma certo. Allora, vabbè. Uccio, Pirro, Caroni, Nello, Bagaro, Mambo, Ifuligna, Gabbia, Cico, Secco, Tia, Musto, Biscia, Lele, Filo, Iuri, Pane, Lamatta, Spugna e poi c'è un soprannome in particolare che mi ha colpito. Questo soprannome è Sburo. Mi chiedevo, da dove proviene tale soprannome?
Allora, nei nostri posti tutti hanno un soprannome. Che viene o dalla storpiatura del nome o da una modifica del cognome. Oppure ci sono dei soprannomi che non c'entra niente. Cioè che sono inventati. Sburo viene da Sburone.
Sburone?
Certo. Sburone, classico detto romagnolo di uno che...
Ok, ok, ok.
È uno Sburone che la sa lui. Come si dice a Roma? Sì, sì.
No, no, è Sburone. Sburone, certo, certo.
Ok, ok.
Da noi si dice con la U, Sburone. Ah.
E siccome lui è un bel ragazzo, fisicato, alto, che aveva un discreto successo con le ragazze, Sburone. Certo. Da lì, per gli amici, Sburo.
Sburo. Sì. Bellissimo.
Lo vediamo anche adesso, che è un nostro comunque grande amico.
Ciao Sburo. Ciao Sburo, anche lui ci guarda, come per dire, ormai ci sono 50 anni, basta.
Chiamatemi Michele.
Però ormai siamo abituati, quindi. Certo. Beh, il soprannome più bello, devo dire. Non facile da portare, ma bellissimo.
Devo dire anche la matta. La matta bello e poi specificavi tra parentesi come la carta. La matta perché assomiglia al jolly, al joker. Cioè ha un po' di scucchia, da noi si dice. Sì. Ha una scucchia un po', mento un po' pronunciato, un po' storto, diciamo. Sì, sì. Scucchia. Scucchia. Però assomiglia al joker, alla matta, quindi la matta. La matta, bello. Bello la matta, non bello come...
Il bello Sburo, però.
Il bello Sburo. Sì, sì. Più affascinante, sicuramente.
Sì. Allora, tu hai incontrato i più grandi, diciamo, i numeri uno di questa terra. Schumacher prima diceva, hai incontrato Maradona, Michael Jordan, e mi chiedevo, ti è capitato... Ti è capitato di incontrare anche Berlusconi? Sì, ho incontrato Berlusconi. Sì. Dimmi tutto, per favore.
Allora...
Applauso a lui.
Sì, sì, un applauso a Vale, grazie.
Eravamo nel tunnel di San Siro, che andavamo a vedere, eravamo io e Uccio, che andavamo a vedere un derby. Inter-Milan. No. Probabilmente c'era Berlusconi-Milan-Inter, ma comunque vabbè. E quindi mi ha chiamato da dietro. Com'è che mi ha detto? Vale... Vale... Valentino? Solo che c'era un po' di gente, io stavo cercando di sgattaiolare per andare verso la tribuna, e però Uccio mi ha detto, guarda che è Silvio. Allora mi sono fermato, mi ha dato la mano, e mi ha detto, grande onore, grande fiore all'occhiello, dell'Italia, o comunque... Adesso non mi ha detto fiore all'occhiello, comunque il senso è quello. E mi ha dato la mano, e basta, è stato simpatico.
È stato quell'incontro... Però ci siamo solo visti lì. Sì.
Non siamo andati a Harcourt dopo.
Ah, peccato, peccato. Purtroppo. Se anche lui aveva una stanza ludica, come ce l'hai te... Chi lo sa? Chi lo sa?
Applausi.
Non potremmo mai saperlo, vabbè.
Applausi. Applausi.
E ci sono diversi momenti... Tra l'altro posso dire? Sì. Sì. Stiamo scrivendo il libro. Quindi questo è un libro che abbiamo scritto nel 2005, dopo essere passati in Yamaha. Sì. E quindi, siccome a me piace leggere i libri, mi dà gusto, non è che sono... Cioè, leggo uno, barra, forse due libri all'anno. Però nel senso non è che ne leggo 30, ecco. Però per me già, io sono contento, ecco. Mi sembra già un bel traguardo. Vabbè, certo. E quindi stiamo scrivendo un libro che è molto bello, quindi magari dopo dovrò tornare... Torni con il prossimo, che adesso ho questo di vent'anni fa. Vent'anni fa, quello è...
Ma il libro nuovo copre gli anni... Cioè, è il seguito di questo? Oppure puoi leggerlo anche se non hai letto questo?
Il libro nuovo proprio parte... è tutta la mia vita.
È tutto, quindi è un reboot. Tutta la mia vita, esatto, esatto. Ok, ok.
Sì, sì. Anche lì c'è...
Però mettici sburo anche in quello.
Ma c'è assolutamente sburo anche in quello, ci mancherebbe. Certo. Se no lo facevamo.
Certo. Hai parlato varie volte, sia nel libro sia in varie interviste, del rapporto del pilota con la propria moto. Adesso prima hai detto che hai la moto in camera da letto. Ancora ce l'hai? Cioè il legame affettivo con le moto con cui hai vinto è ancora rimasto?
Allora, io... Mmm... Non è che... Ho un legame affettivo con ogni moto che ho corso o che ho vinto. Per me... La mia moto è stata sempre una in tutta la mia carriera. L'anima della mia moto è stata sempre quella, ecco. Che poi è passata dall'Aprilia 125 alla Honda 500 alla Yamaha MotoGP. Quindi, sai, per un pilota comunque... La MotoGP è un lavoro di squadra, dove hai 30 persone che lavorano per te. 30 per due piloti, metti 15. Comunque. Poi dopo però... Si lavora sempre insieme nel weekend, e poi dopo però arriva un certo punto che quando sali in moto, che poi rimani da solo con lei. Da solo con la moto. E anche in gara, per esempio, c'è questo momento dove tutti, no? Sono lì sulla griglia con te, poi tutti van via, tutti ti salutano, quindi sempre meno, sempre meno, sempre meno, e alla fine rimani da solo con la tua moto. E quindi quello è una cosa che... È un momento che è veramente molto emozionante e crei un rapporto. Diciamo che sei talmente disperato che parli con la moto, perché comunque siete in due, quindi... E poi comunque la moto ti deve dare una mano, la moto deve andare bene, perché la moto, ancora più della macchina, è una cosa viva. Nel senso che se la moto... Se tu hai una moto che a mezzogiorno va benissimo, la fermi, non la tocchi più, poi alle due ci risali, non va più come a mezzogiorno. Perché ci sono tanti fattori che cambiano e quindi la moto è sempre diversa. E quindi hai bisogno di una mano, perché quando parti per la gara puoi avere lavorato bene nelle prove, eccetera, però non sai mai in realtà cosa succederà. Non sai mai se la gomma è quella buona oppure è quella delle cinque che è un po' meno buona. E non sai mai se lei è in forma e l'elettronica va bene, la carburazione è perfetta. E quindi cerchi di... Forse è anche un modo di parlare a se stesso, però cerchi di fare il tifo. Dicendole che ce la facciamo, così. Lei non risponde, però sta a sentire. Bellissimo.
Ne parli varie volte e tutte le volte dici che questa è una cosa figa. Stefano?
Sì, ho letto un'altra curiosità che nel tuo paese hanno messo in tuo onore il limite a 46 km orari. È vera questa cosa?
Sì.
Ma c'è qualcuno che ha rosicato perché eri andato a 48 e gli hanno fatto la multa? È successo mai?
Guarda, io penso che sia solo sui cartelli.
Ah, ok.
Penso che comunque sia 50. Però nei cartelli c'è scritto 46.
Ah, ok.
Perché Tavullia è una strada che va su nelle colline fra la Romagna e le Marche. E diciamo che adesso è diventata più grande perché ci sono 10.000 abitanti. Però quando eravamo piccoli noi ce n'erano 3.000. Quindi era una via, una via con tutte le case di fianco. E lì ci sono un sacco di cose mie. C'è il ristorante dei miei amici che ha tutte le cose mie dentro. Poi c'è il nostro store, il nostro negozio dove vendiamo tutte le cose. Poi c'è quando tu arrivi a Tavullia nelle mura, perché c'è un castello. E c'è il mio... Il mio poster. Poi ci sono tutte le bandiere gialle, il bar con le 46.
Quindi si vede che è il mio paese, ecco. Bello, bello. È figo, figo.
Ma si sta bene. È un bel posto, naturalmente. È piccolino, però.
Qual è il cibo tipico?
Niente. Cioè nel senso... Si mangia molto bene in Romagna. Beh, c'è la piadina.
Ah, ok.
La piadina. Noi però siamo nelle Marche. Tavullia è nelle Marche. Tavullia è l'ultimo paese delle Marche. Infatti quando scendi poi c'è un ponte, di là c'è la Romagna. Però devo dire che noi siamo molto influenzati dalla Romagna. Noi ci sentiamo... Scusa, dalla Romagna, sì. Noi ci sentiamo un po' più romagnoli. Anche come parliamo, così. Perché dopo c'è Cattolica. Noi siamo a Cattolica, Riccione, siamo lì. Non mi ricordo più cosa volevo dire. No, no. Stefano, aveva chiesto del cibo. Ah, del cibo. Quindi la piadina. Poi vabbè, si mangia la pasta, bene. È tutto buono, ma non abbiamo una cosa particolare, secondo me. Ok.
Alla fine del periodo in Honda, qui a un certo punto dici una cosa che però non ho capito quanto stessi pensando di attuare. Talmente tanto ripetevano la storia, vincere sono le Honda, non sono i piloti, che qui dici, ero diventato talmente paranoico che avevo pensato di proporre a Biagio e G. Bernal di scambiarci le moto di nascosto. Ma era una cosa che veramente avevi pensato di fare. O era una cosa che... Hai detto, sto diventando matto. Perché poi ti ci voglio vedere da Biagio che dice, oh no, scambiamo la moto. A posto.
E ci ho pensato perché comunque, dai, era una cosa che mi dispiaceva. Però più che altro cosa succedeva? Tipo, io ero il primo pilota ufficiale, quindi quando la Honda porta degli step di evoluzione durante l'anno.
E quindi quelle robe lì prima ce le avevo io. E poi dopo tre gare, in questo caso Biagio e G. Bernal che correvano con le Honda. E io delle volte non le mettevo perché dicevo, adesso non le metto, adesso le metto quando gli arrivano anche loro. Mi ricordo che erano arrivate delle marmitte tagliate, erano bellissime.
Però è una cosa da pasti, in realtà.
A ripensarci adesso, adesso col cazzo che lo farei. Nel senso che metterei tutte le cose possibili e poi cercherei di vincere tutte le gare. Ecco. Però sai, quando sei lì era una cosa che mi dava un po' fastidio. Eh no, immagino. Ed è per questo che poi sono passato alla Yamaha.
Stefano, ho una serie di domande più sciocche.
Sì.
Però se tu vuoi...
No, poi io ho solo... Vai, vai. Ti volevo chiedere, tu hai detto che leggi, ma invece che ti sta a vedere? Te vedi film, serie in questo periodo?
Mi piace molto, vedo film, serie. Ho visto l'ultimo film di Di Canza. Di Caprio, ultimamente. Qual è l'ultimo? Quello... One Battle After Another.
Ah, com'è? Non l'ho visto.
Bello, bello. Dai, un film particolare, però filmone. Poi mi guardo le serie. Che serie belle abbiamo visto ultimamente? Black Rabbit, che è quella del ristorante in Inghilterra, a Londra. Dei due fratelli.
No, che fa? Di DC.
È bella. E niente, sono due fratelli che erano dei musicisti, da giovani poi non hanno sfondato, e uno dei due fratelli sembra che sia un pochino più serio e apre questo ristorante a Londra, che diventa un super ristorante, prende le stelle Michelin, ha un sacco di successo. Invece c'è l'altro fratello che è rimasto un po' uno sbandato e fa un po' più di casini, così, che quando sa che il fratello sta avendo successo, gli ritorna e gli chiede una mano, perché lui è un po' allo sbando. E quindi da lì inizia tutta la storia.
E dove si vede? Netflix. Ah, ok. Netflix, sì. Poi altre cose che ti ricordi? No, se ti...
Stefano invita gli ospiti per chiedere consigli su cosa vedere. È la colonna portante di questo podcast. Non c'è tante cose, infatti.
Ho visto un po' di docu, ho visto il docu di Robbie Williams, il docu degli Oasis, un po' di robe della musica. E... Quando mi fai queste domande così a bruciapelo mi metti in difficoltà.
È tremendo lui, eh.
Eh, sì, sì. Ma lo so.
Ma lo invidia tutta Italia.
Sì, sì. No, però... Però mi piace. La sera quando le bimbe poi si addormentano e mettiamo le cuffie, capito? Perché sennò si fa casino. Mettiamo le cuffie, guardiamo con la Franci, guardiamo una serie o un film. Ecco, mi piace. Dovrei pensarci di più a questa cosa.
Già questa qua però è interessante. Black Rabbit te la consiglio. È bella. Interessante. Non l'avevo intercettata. Grazie. Prego, non c'è di niente. Prego.
Allora, io in realtà ho un po'... Due domande più...
Ecco, stanotte ho visto quella di... Argentero. C'è una serie con Argentero su Sky che si chiama Ligas, che parla di un avvocato che...
fa casino, un po' così. Fa casino?
La guardavo stanotte prima di addormentarmi.
E com'era?
Dai, bellina. Bellina. Lui è bravo.
E...
A me è piaciuta. Ci sta. L'ho vista solo una puntata perché dopo ho dormito.
E che consigliava? Vota sì o no? Lui che diceva? Questo avvocato...
Lui diceva... Vota sì.
Quindi fa casino e quindi vota no. Questo era il senso. No, no, no. Tanto questa va in onda dopo. Questa va in onda dopo. Sarà finita.
Perché quando è? È questa o... Domenica?
No, è il 20... Quando esce questa? No, questa esce tra...
No, io dicevo...
23.
...lui ti parla di votare sì o no del referendum?
23. 22, 23 si vota. Sì. E... Allora, in realtà ho due domande...
Sì, pestati subliminali che abbiamo lasciato.
Sì, esatto. Però abbiamo detto lo stesso numero di volte sì e no. No, vabbè, invece.
Esatto.
E ho due domande un po' più... Ti sembra che... Questa è acqua.
Speriamo. Scoprilo. È acqua. E vai. È acqua. Meno male. Questo bicchiere rimarrà vuoto.
E allora, Stefano, ti è toccata a te. Esiste una giustizia. Ti sei mai chiesto come mai tutta questa roba proprio a te? Perché ok essere fortissimo in moto, però poi non era scontato che ai successi in moto seguisse questa passione prima italiana e poi globale. Cioè, come mai proprio con te è successa questa esplosione che poi non è successa né prima né dopo?
Sì, me lo sono chiesto. E dai, a parte che per me è veramente sempre stato un grande gusto, proprio un grande onore, perché veramente io ho avuto una quantità di tifosi nella mia carriera incredibile in Italia, ma anche in Spagna, per esempio, dove sono i nostri avversari, ma anche in Indonesia e in tutto il mondo. Sono andato in Indonesia alla sua prima gara, alla fine di gennaio, e siamo andati a girare in moto a Mandalika, che è questa pista indonesia dove corre il mondiale. Siamo andati con i nostri piloti. Cavolo, in Indonesia mi riconoscono tutti, ma è una roba incredibile, perché lì MotoGP è forte e sono tutti appassionatissimi, ma proprio anche all'aeroporto, mangiare, bere un caffè all'aeroporto, bello. Perché? Allora, secondo me fortunatamente grandi risultati nella mia carriera, quindi molte vittorie, e poi però è scattato qualcos'altro con la gente, con i tifosi, che ha fatto diventare tutta questa cosa speciale. E sono uscito dai limiti della moto, degli appassionati di moto. Perché la domenica pomeriggio le famiglie dopo pranzo guardavano la gara dove correvo io, e quindi si appassionavano dalle nonne. Ho un grande successo con le nonne. Mi salutano tutte, sempre, bellissimo. Fino ai bambini piccoli, ecco. Quindi sarà questo, immagino.
Me lo chiedevo perché ovviamente la simpatia e il carattere della personalità, perché non può essere solo... Adesso penso a Bagnaia, fortissimo in moto, italiano, che vince due mondiali di fila su Ducati, nel mondo delle moto giustamente amato, però non è resuccessa quella roba. E quindi mi chiedevo appunto... Mentre venivamo qua ho parlato al telefono con mia madre in taxi, ho detto che stai facendo, allora gli ho detto che faccio una puntata con Valentino Rossi. Ah, che bello! Mia madre ha una moto, non sa neanche che è. Però è felicissima, dice, ah, caspita, stupendo. Quindi anche... Effettivamente mia madre adesso è nonna, quindi ci sta, perché è proprio il pubblico tuo. È diventata nonna da poco. Esatto, te l'ho detto. Cioè, lei mi ha scattata la passione. Invece poi, quando nel 2007 ci sono stati i problemi con l'Agenzia delle Entrate, è la prima volta che sei stato raccontato al pubblico in modo negativo. Cioè, per la prima volta per un anno, poi più o meno avete risolto nel 2008. Per un anno non eri più a livello nazional popolare solo l'eroe, ma c'era anche una fetta di pubblico che ti vedeva come il cattivo, diciamo. E quel periodo là, come te lo senti?
Lo sei vissuto? Perché mi sembra un bello scarto.
È stato abbastanza scioccante, perché... Soprattutto, intanto dall'inizio, per come è successo, perché è proprio stato un... Cioè, è stato da zero a cento, dal giorno primo essere un onore dell'Italia, al giorno dopo essere un evasore, quindi un delinquente. La Gazzetta, mi ricordo che aveva il titolato... Valentino ci deve cento milioni. Cazzo, a parte cento milioni, non erano così tanti. Però è stato un momento da cui naturalmente ho imparato tanto e sono contento di come l'ho risolto. Perché comunque io già volevo tornare in Italia, ma ero un po' incastrato in una situazione, difficile. Per tante persone era meglio se io fossi rimasto in Inghilterra. Sarebbero stati più ricchi, ecco, gli sarebbe convenuto. Quindi è stato un po' difficile scardinare questa cosa. E siccome io già volevo tornare un po' di tempo prima, sarebbe stato meglio farlo quando lo volevo fare, che così almeno non succedeva tutto sto casino. Poi però, fra una cosa e un'altra, non ce l'ho fatta, il casino è successo, però comunque è stato buono perché sono riuscito, ho sfruttato questo problema per cambiare tante cose nella mia organizzazione e tornare a vivere a Tavuglia in Italia, che era quello che volevo, ecco. Poi dopo devo dire che sono ritornato, ho pagato, mi sono messo d'accordo, sono ritornato, però la gente mi ha, come si dice, perdonato.
Infatti, e adesso che con così non corri più in moto da un po', riesci un po' di più a andare in giro o ancora non si può fare?
È un pochino più facile, sì. È un pochino più facile soprattutto se sto vicino a casa mia. E... Ci sono stati dei momenti...
Ci sono stati dei momenti dove era molto complicato fare tutto e andare a passeggio il pomeriggio a comprare un paio di scarpe o andare al cinema o andare al ristorante. Invece adesso è più tranquillo.
Ci sono anche... Stefano posso...
No, io sto aspettando queste rubriche, immagino.
Sì, c'è una rubrica in questo podcast che non faccio più, però con te ho voluto tenere fuori... Grazie, grazie. Perché quando ricapita di avere il numero uno... Allora... C'era una rubrica in questo podcast che si chiamava Cacare in discoteca. Per cui...
È tornato. Sì.
Per cui chiediamo all'ospite... Ho sentito quella di Montanini.
Sì. Che bella è stata. È bella... Che non era in discoteca tanto. No, no. Poi non era lui che cagava. Non deve essere...
È vero.
Non deve essere discoteca.
Non deve essere discoteca.
Non deve per forza essere discoteca. Ma deve essere il luogo peggiore, il luogo peggiore. Sì. A te lo volevo chiedere perché poi ho anche delle curiosità su come funziona il bagno quando nella vita fai il pilota. Perché hai una tuta intera e sei su una moto a 250 all'ora. Quindi volevo chiederti intanto se hai un aneddoto di questo tipo.
Allora, io sono andato nei club, nelle discoteche a ballare perché mi sembra piaciuto. Quindi ho cagato in moltissimi bagni orrendi e difficili. Però devo dire che se mi viene in mente il posto più difficile, mi ricordo di più i test in Malesia a Sepang. Fra la fine di gennaio e l'inizio di febbraio si fanno i primi test dell'anno. E si va in Malesia, che è una pista molto molto bella che però è un caldo assurdo. Sono 40 gradi.
Umidità a tutto.
Allora, di solito come funziona quando sei un pilota? Cerchi di organizzare i tuoi ritmi per fare la cacca. Sicuramente non quando hai la tuta. Ma anche quando hai tempo. Quindi metti la tuta la mattina, fai colazione, bevi il caffè, fai un po' di cacca. Poi vai in circuito, ti metti la tuta e giri. E giri tutta la mattina. Quindi poi quando è mezzogiorno e mezza ti rispogli e hai poco. C'hai un'ora e un quarto più o meno, un'ora e mezza al massimo, dove devi mangiare. Quindi rimangi, bevi il caffè e ti scappa la cacca. Ma sei in circuito. Quindi allora già, venga, allora come facciamo? Quindi bagno del circuito, prendi quello che riesci a prendere, c'è la carta o le salviettine. Così ti organizzi, insomma. E vai in questo bagno. Solo che il bagno del circuito di Sepang è non pulitissimo, diciamo. Poi in Malesia ci sono molti animali.
Molti insetti, robe che volano. Che non è quella a cui vuoi pensare mentre vai in bagno e dici ah già, ci sono gli animali, non è il momento.
Poi i bagni, nel senso, no, non sono chiusi, sono tutti e mezza aperti. Ed è anche il momento che tutti hanno l'ora e mezza, l'ora e quarto libero, quindi anche i meccanici, tutti. Quindi entri, vedi se non c'è nessuno, ti chiudi a chiave, poi provi a pulire, così. E nel frattempo nel bagno succede di tutto. Arriva il meccanico, quello caga di fiamma, bianco, e l'altro fuma. I meccanici fanno tutto, quindi tu zitto dentro. E mi ricordo che fare la cacca lì, con quella temperatura lì, tutto sudato. Già, perché poi quando scendi dalla moto ti spogli, ma continui a sudare tipo per 40 minuti, quindi sei completamente grondante, così a sedere sul successo con la carta per cercare di non toccare da tutte le parti. Io mi appoggio però, eh. Non vado in sospensione.
Ah, certo.
Non ce la faccio. Perché?
Perché i muscoli servono per guidare.
Le gambe le devi proprio tenere, soprattutto gli ultimi anni. Io le gambe le tenevo... Vieni qua, gli dicevano, vieni te qua, che così faccio tre passi in meno, che magari riesco a fare tre giri in più stasera. Quindi pensa che a gare in sospensione è difficilissimo. Quindi, quindi ero... Però mi ricordo che c'erano tutti che giravano, poi quello che ti veniva a bussare, così. E poi quando uscivi, essendo io, no, c'erano tutti i meccanici. Oh, ciao Vale, tutto a posto? Bene. Bene, tutto bene. Quindi questa mi ricordo.
È una... La cacca più difficile. È una bellissima storia di professionismo e professionalità. Sì, sì, sì. Sì, sì, è un bel messaggio per tutti i giovani piloti. E forse su questo bel messaggio vi chiedo un altro applauso per Valentino Rossi. Se vi va, fatelo anche a Stefano Rapone.
Tieni le tinti.
A The Comedy Club, alla Fabbrica del Vapore. Fatevi un applauso a voi che siete venuti in tanti, siete venuti in tanti... perché l'ospite oggi era lui e vi chiedo un altro applauso. Ciao a tutte, ciao a tutti. Ci vediamo la prossima puntata.
Ciao. Ciao.
Sottotitoli e revisione a cura di QTSS