Mi immagino la scena, io che presento la canzone ad Amadeus, Amadeus legge il bestemmione e dice FICO QUESTO! OREGNALO!
Buonasera a tutte e buonasera a tutti, benvenuti a una nuova puntata di Tintoria, applauso! E vai! Qui con me è un bel ragazzo Stefano Rapone, Stefano oggi non hai nessun elemento rosso o che richiama, insomma c'hai poca panna?
C'ho un braccialetto.
C'è un braccialetto rosso, ah vabbè, perché di solito ti vedo che c'ha le luci dietro e invece così vedevo sto verdone, sto nero, sto blu.
No, no.
Come stai?
Sto male. Eh? C'ho la tosse, c'ho il raffreddore, c'ho l'herpes.
Questa primavera ti ha sgretolato?
Ma sto perdendo.
Due settimane che facciamo puntate e dico e questa volta come stai? Sempre peggio, sempre, però prima o poi ti passa, no? Invece non passa.
No, dietro mi passa, invece ora non mi sta passando. Eh, quindi... La vecchiaia, non lo so.
Ci siamo, sono le ultime puntate costevole.
Siamo lì, esatto.
Vabbè, è stato bello finché è durato. Ma forse se hai la tosse dovresti farti un sorso di birra del borgo. Ah!
Vediamo se funziona come medicinale.
Ah, mamma mia che buona sta birra!
Cazzo! Sto già meglio.
Eh, vedi, vedi?
Sono già, mi sento già guarito.
Eh, infatti. Per il resto che succede? Questa puntata va in onda a maggio.
Più avanti.
Però sempre primavera. Se non altro siamo dentro la stagione. Oggi diciamolo che è il 25 marzo.
Ah.
Ti piace come giornata?
È un bel giorno. Perché questo me l'hanno spiegato, è il Dante D. Lo sapevate? Non è una cosa vera? Cioè dal 2020. L'hanno istituito come giornata dell'anno in cui si celebra Dante Alighieri. Hanno dato il nome Dante D. Brutto? Direi proprio orrendo.
Come lo avresti chiamato? Scusa.
Il sommo poeta, maestro della favella, Dante D. Vabbè.
Come lo li chiamano?
No, non lo so. Però almeno raccatta quattro persone. Vedetevi per due ore. Invece che uno... Lo chiamiamo Dante D. Va bene. A posto.
È che il giorno...
Il prossimo sta sui due euro. Dante D. Vabbè, comunque.
È che il giorno per forza D. Cioè che fai? Sai... Dabbato. Cioè che è brutto. È peggio.
Bravo. Bravo. Dabbato era peggio. Però forse con Alighieri, Alighieri, Aligoggi... Vabbè, scusa.
Però, capito?
Già stiamo andando in una direzione.
Molto carina. Stiamo andando in una direzione.
Io ne ho detta una peggio. La prossima era meglio. Perché noi ci abbiamo da fare. Ma se no, capito? Dante D. Comunque perché è stato scelto oggi. Perché hanno fatto dei calcoli. Secondo i quali oggi è il giorno in cui Dante è entrato nella selva oscura. Nel 1300. 25 marzo è imboccato. Era 1300, sì. È imboccato nella selva oscura. Bello.
Non era vera questa. Non è una notizia. Cioè non è un fatto di cronaca.
Vabbè, che c'entra? Però se non ce l'abbiamo manco la dinamica, che c'è rimasto? Niente.
Vabbè, c'è ragione.
No, tu dici certo.
Si poteva sapere che comunque è uno scrittore.
Non serve che entri veramente. Però, comunque. No, invece io ci credo.
Tu sei esperto quindi di questa materia.
Vabbè, un po'. No, non dico esperto. Però comunque sì, a Dante l'ho studiato. Ho anche studiato sulla commedia. Perché poi noi l'abbiamo chiamata Divina. Sui testi originali.
Si vede che è studiato.
Eh, cazzo.
Sì. Sui testi originali. Sui testi originali. Perché sai che poi è stata trascritta un sacco di cose.
No, ci stanno. Sono molto riservati. Li possono leggere in pochi. Però l'ho studiato sui testi originali.
Ah, e sono belli i testi originali.
Sì, sono un po' diversi da come li avevo studiati a scuola. Cioè, tipo Virgilio. Virgilio non c'era. Nel testo originale Virgilio non c'è. Non è Virgilio. Perché se ci pensi c'ha pure senso. Perché non è che può essere un uomo che porta Dante attraverso i gironi dell'inferno. Perché come faceva a farlo? Deve essere un'entità eteria, metafisica, non corporea, capito? Che lo porta attraverso i gironi dell'inferno. Diciamo, se venisse scritta oggi, al posto di Virgilio ci sarebbe proprio, diciamo, un software.
Ah, ok. Sì. Che lo porta in giro.
Esatto. Che gli fa attraversare tutti i vari gironi. Infatti c'era il girone dei virus, il girone della connessione che salta.
Questo è quello originale.
È quello originale. Il girone di quelli che si scordano le password.
Ah, tremendo quello.
Il peggiore di tutti. Esatto, esatto. E poi, capito, invece con questo software lui poi riesce anche a vedere Purgatorio e Paradiso comodamente da casa sua. No, devo dire, era un...
Ma scusami, come... Cos'era questo software?
Stormire, è miracoloso.
Non usava proprio il termine software, però diceva proprio, mi porta NordVPN.
Ah, si chiamava così.
Si chiamava così. Nell'assessore originale. Nei test originali della commedia. Pensate. NordVPN. C'era pure un appunto in questo scritto originale. Diceva che per ottenerlo, insomma, si poteva andare su nordvpn.com slash tentoria. Ci si aveva accesso con uno sconto clamoroso e poi si era appuntato, tra parentesi, mi ci riesco a vedere il calcio storico fiorentino. Anche ora che sono in esilio, diceva sta cosa.
Vedi, vedi, interessante. Infatti ora ho googlato velocemente. Ah, e che dici? La prima versione di una commedia. Effettivamente è molto diversa. Anche la frase quando Shion diceva e quindi uscimmo a rivedere le stelle.
Certo.
Non era quella lì.
Ah, io non c'era arrivata alla fine. E quindi...
Non era quella lì.
Com'era la frase? Non riesco proprio a immaginarmela.
Eh, a quanto pare diceva basta un clip.
Perfetto.
Hai visto?
Molto bene.
E anche... Questi fiorini ce li siamo guadagnati.
E anche questi fiorini li abbiamo messi nella saccoccia. Ma non è certo grazie a... A Virgilio a questo punto che siamo arrivati a fare tutte queste puntate.
Non è grazie a Bonifacio Ottavo. Non è grazie a Bonifacio Ottavo.
Certo. Bu, se siamo... Bonifacio Ottavo. Oggi con i nomi... Fermami per te.
Stai on fire. Sono scatenato.
Deve essere grazie agli ospiti straordinari che abbiamo la fortuna di vedere ogni volta. Quindi senza ulteriori indugi vi presento l'ospite di questa puntata. Signore e signori, solo per voi, Fiorella Mannoia.
Eh, lo so, lo so.
Prego.
Ciao. Ciao.
Vedo che mi sono inserita in discorsi molto colti. Molto alti, sì, hai visto?
Non sono preparata tanto a tutto questo. Eh, ma queste sono cose che sanno in pochi.
Eh, infatti, ho sentito. Pochi fortunati. Pensavo che era un po' più terra-terra. No, no, qua si viaggia sul tempo.
No, Stefano, però mi sarebbe proposta una domanda anche questa alta.
Anche molto alta, effettivamente. Come stai?
Io bene, tu mi pare che invece...
Io non tanto.
Non tanto.
Sì. Non tanto.
Tossisco. Non sei più il coguaro della porta. No, no, no. Sto cadendo verso questo baratro di malattie. Però no, però mi hai dato un medicinale.
Sì, ti ho consigliato un medicinale.
Facciamo questa pubblicità vicino all'occulto. Non c'è neanche l'etichetta.
Non c'è l'etichetta perché si è consumato.
L'hai fabbricato tu.
Sì.
L'hai prodotto tu, no?
L'ho prodotto io.
Prometto.
Metti, metti.
Facciamo questo momento di televisione verità. Facciamo questo momento sull'Airpress.
Eh sì, perché questa cosa qua... Io ho questo medicinale miracoloso. Ce ne avevo due nella borsa e uno gliel'ho regalato. Dai, metti sto coso che puzza come non sai, però va bene.
Puzza un pochino, però adesso me lo metto e magari a fine puntata mi è passata. Se mi è passata... Se ti è passato diamo il nome del brand. Esatto, esatto. Perché scusa, a questo punto non ci danno soldi, ma...
Esatto.
Sì, sì, però me lo metto.
Vediamo questo momento di televisione verità. A voi è un verità. A me sì. Ah, certo, chiaramente. È per questo che te gliel'hai dato, perché la steccata di questo brand ha detto...
Sfatiamo, sennò qualcuno scrive.
Che qualcuno ci crede, no, esatto. Però faceva ridere se dici, ah, da tintoria, fammi portare quel prodotto. Guarda che quello fa bene, eh. Madda mia, speriamo in una reazione allergica violenta.
Speriamo che succede dopo. Posso dire, ma pure durante.
Cioè, io sono un po' egoista, però a livello di visualizzazione... Perché sei cinico. Ma comunque tiriamo su. Se si comincia a gonfiare tutto. Se si comincia a gonfiare, ma ste...
Buono quasi quanto la birra del bordo.
Oh, bravo. Bravo, ste, strinza sempre un occhio.
Vediamo, vediamo. Vabbè, dai, muoviamo.
Alla mano che ci dà da mangiare.
Buon ammesso. Anzi, da bere.
Stefano, nonostante la sua condizione, diciamo, più di là che di qua, mi sa che ha racimolato le forze per prepararsi anche un'altra domanda?
Sì. Che hai fatto oggi?
Oggi, niente. Aspettavo di venire qua.
Ne hai fatto, cioè...
Niente.
Cose normali di casa.
Normale. Sono stato a casa. Ho giocato al razzo.
Ha giocato al razzo?
Sì.
Ma davvero?
Gioco a tutto io, a dire la verità.
Ma il razzo è un gioco... C'è ancora una comunità di persone che ci giocano?
A voglia. Siamo in tanti.
Ah.
Sì, sì.
Gioco, gioco. Sei forte?
Beh, non fortissima, ma insomma, me la cavo. Qualcuno mi batte, qualcuno lo batte.
Ma ci sono anche parole che tipo ormai tu fai, anche se sono spesso parole che non hanno senso?
A volte... Ci vai per caso, no? Mentre giri, viene fuori una parola che... Ma che vuol dire? Non lo so, ma intanto mi dai punti, per cui va bene.
Ti ricordi qualche parola senza senso?
Eh, no.
Adesso no.
Non mi viene in mente. Ma ce ne sono state parecchie che si... Ma che vuol... Boh.
Non lo so. Oggi hai vinto o hai perso?
Oggi ho vinto, ma ho perso tre volte.
Ah.
Mannaggia. Ma siete tanti o vi rincontrate spesso?
No. Abbiamo un gruppo. Ok. Quando non c'è più nessuno, de notte, perché vanno tutti a dormire, io rimango sveglia, allora magari vado a casuale e capitano delle persone che non so chi sia. Che non conosci.
Ah, perché sono amici, giochi con degli amici?
Alcuni sì, sì, sì. Al miei altri non li conosco.
Ma ci sono anche amici famosi tra questi?
No. A Burraco no. A Razzo no. A Burraco sì.
A Burraco sì.
Ma a Burraco sempre dal cellulare o vai a fare...
Sempre dal cellulare. E chi ci sta di famosa a questo punto? Per esempio c'è... Panariello. Ah.
Prossimo ospite del podcast. Poi glielo chiediamo.
Panariello, che a Caracalla l'altro anno ha avuto la bella idea di raccontare, dire a tutti il mio nickname.
Ah.
Per cui prima di andare via fa... E Fiorella Mannoia, Burraco, ha questo nickname e l'ha detto. Per cui ti puoi immaginare dopo, sono venuti tutti. Ma la mia preoccupazione non era tanto il fatto che la gente sapesse... Chi sono e voleva giocare con me. Io mi preoccupo con quelli che ho mandato a fanculo. E siccome sono tanti, ho detto adesso hanno capito chi era questa che con questo nickname... Ah. Capito.
Perché tu non si cavi e dici...
Eh, certo. Si litiga, eh. Si litiga.
Cioè, ma come giochi?
Eh, ma come gio... Ma impara a giocare. Certo. E poi mi insultano e io non rispondo. Ma loro non hanno idea di chi sia quella lì. Adesso lo sanno. Adesso lo sanno.
Non è capito.
Vuoi dire il nickname anche qui oppure no? Eh? Vuoi dire il nome e il nickname anche qua oppure...
Ma se vuoi lo dico. Mi chiamo Molla Schifa.
Molla Schifa? Sì.
Adesso lo cambierò però. Dopo questo lo dovrò cambiare. Perché lì non l'hanno beccato proprio bene. Adesso l'ho ripetuto. Eh, no, sì. Qua su... Cambierò il nickname. Qua su YouTube.
Magari ti attelo dopo che esce la puntata, ti attelo una settimana, vedi che succede. Perché se no arrivano tanti a sfidarti. Ma sai quante pippe arrivano che vogliono giocare? Solo per giocare contro i ritenuti. Eh, certo. E poi perdono e quindi comunque...
Ah, beh, tu lo metti... Vabbè, vabbè, sarà così.
E come mai hai scelto questo nome?
È una storia lunga. Io avevo una gatta che è stata con me per 18 anni, che ho amato tantissimo. Ma se devo dire che era simpatica, non lo era. Era grassa e profondamente antipatica. Per cui si chiamava Molla. E noi la chiamavamo Molla Schifa. Perché era antipatica. Gli abbiamo voluto bene lo stesso, sia chiaro. Però se devo dire che ho avuto una gatta simpatica, no. Non si faceva accarezzare, graffiava. Era forastica, era antipatica. Ecco, ho avuto la sfortuna di avere una gatta antipatica. E allora noi per prenderla in giro la chiamavamo sempre Dai Molla, Molla Schifa, vieni qua. E in antropologia graffiava. Per cui è rimasto così e così è stato... Abbiamo messo il nickname.
Anche tu sei così nel gioco. Sei una persona che graffia. Quando giochi a burraco.
Beh, diciamo che sono un po' rosicona. Ecco, se perdo, non sono contenta.
Senti, a burraco giochi anche... Questo è il gesto di dal vivo oppure solo dal cellulare? Cioè fai anche...
No, tutte e due. Se capita dal vivo è più facile col cellulare che tanto ci giochi. Ma fai proprio i tornei? No, no, non faccio i tornei. Così, con gli amici, con le amiche.
E chi è più forte, tu o Panariello?
Eh, insomma, anche Panariello gioca bene. A volte giochiamo in squadre, a volte giochiamo da soli, ma insomma, anche Panariello gioca bene.
Vedi, vedi. E altri personaggi...
A volte ci scambiamo le figurine pure.
Cioè?
Se tu vedi le nostre chat, quando verrà, verrà davvero? Sì, sì. Il primo aprile facciamo la puntata. E potete chiedere conferma. Se vedi le nostre chat tra me e Panariello sul cellulare, c'è scritto... Vigile? Oppure... Trattore, mi serve vigile, trattore... Sai che se leggono le nostre chat, questi parlano in codice. Invece lì, nel burraco online, ci sono delle figurine che devi... Come dire, proprio le figurine, come una volta. Quando hai riempito l'album, ti danno un sacco di punti. E allora ci si scambiano le figurine.
Vabbè, ma adesso sembriamo... No, è stupendo.
Considerato. Bello, bello.
No, ma la cosa è che... Mi stupisce la vostra attenzione a queste stronzate.
Sì, sì, noi siamo...
Cioè, voi siete così attenti. Guardami, guardate tutti attentamente. Come se io stessi raccontando chissà che cosa.
Ma è l'inizio più bello che potessimo sperare. Ah, bene, va bene. Sì.
Molto bello. Senti, mi sta un po' bruciando qua. Come è normale.
Va tutto bene.
È normale. Se vedete cose strane, c'è un dottore in sala. Va tutto bene. Un erborista, uno che fa gli antichi. Non lo so, qualcosa.
Fai la fine della strega dell'est. Ah, rimangono solo le scarpe. Esatto. Finalmente. Dovrebbe stare. Stefano, sei soddisfatto? Sì. Vogliamo continuare su questo topic?
C'è altre... Oltre a Panariello, con chi altro giochi di noto?
Con altre persone che fanno parte del nostro ambiente, ma che magari non sono conosciute.
Prego.
A noi piace partire dall'inizio del percorso con i nostri ospiti. All'inizio del tuo percorso non c'era la musica. Tu... Hai fatto la stuntwoman. E volevo chiederti come si diventa stuntwoman. Nel tuo caso, perché tuo padre era stuntman.
Guarda, la verità è che...
Lui come è diventato stuntman?
Non c'è nessuna scuola, assolutamente. Noi andavamo bene a cavallo tutti quanti in famiglia, eccetto mia madre, perché la passione dei cavalli è partita da papà, che era un istruttore di equitazione. Per cui è capitato, una volta che facevano un film, chiedevano... Se qualcuno poteva sostituire l'attrice, perché una volta le attrici, le controfigure delle attrici erano uomini, si mettevano la parrucca e vestivano da donna. Però siccome era... Mi ricordo adesso, sono tutti giovani,
qua adesso faccio la figura della vecchia, proprio ma di vecchia, del brutto.
Cercavano una ragazza che potesse sostituire Lucia Mannucci del quartetto, eccetera. Siamo andati indietro nel Pleistocene. E che era minutina, per cui mi hanno chiesto se volevo farlo. Mamma e papà mi hanno detto se vuoi andare vai. Sono andata e l'ho sostituita. Ma ero talmente giovane, talmente piccola, che poi arrivò l'ispettore di produzione della RAI, perché era uno sceneggiato che facevano sulla RAI. Mi vide lì a cavallo, è venuto l'ispettore. Ma quanti anni ha questa ragazzina? Avevo 13, 14, non mi ricordo.
Ma che mi volete rovinare?
Perché ero minorenne, per cui mi ha fatto subito scendere a cavallo e mi ha cacciato via. Però poi basta, non è successo più. È successo un po' più avanti, quando hanno cominciato a chiamarmi e l'ho fatto. L'ho fatto, ero stata... Ho fatto la controfigura della Vitti, di Monica Vitti, per quattro film. Poi ho fatto un film... Un film come controfigura di Candice Bergen. C'era, peraltro nel cast c'era anche Jean Ackman e Oliver Reed, e lì pure ero giovanissima. E poi tante altre cose che mi hanno chiesto di fare, ma quello insomma non l'ho mai pensato come un mestiere. Era... Io continuavo comunque, la mia passione era la musica, volevo cantare. L'ho fatto, sono felice di averlo fatto, perché ho avuto la fortuna, fortuna alla quale non avevo prestato tanta attenzione, perché ero troppo piccola e non avevo la consapevolezza di chi avevo davanti, ma io ho avuto davanti a me Vittorio De Sica, Alberto Sordi, Dino Risi. Cioè ho fatto questi film quando... Non avevo la percezione, poi non c'erano i cellulari, per cui non ho nessuno... I miei ricordi sono tutti nella testa. Però ho avuto, insomma, il grande privilegio frequentare quel cinema lì, che in quei momenti, insomma, in Italia era considerato il miglior cinema. E hai mai dovuto... Vai, vai.
Erano sempre scene a cavallo quelle che facevi?
Non solo. Ho fatto anche in motocicletta, in bicicletta. No, non solo a cavallo.
Erano spericolate queste scene? C'erano cose particolarmente...
Beh, capitava, certo che se fossero state così semplici, semplici,
semplici da fare, le avrebbero fatti le attrici.
Però tu non è che c'hai una formazione di quel tipo? Cioè le facevi e basta?
No, lo facevo e basta.
Perché non c'hai paura?
No, non avevo. Non sono mai stata tanto fifona, insomma. Per cui, quando capitava delle cose da fare, prendere una motocicletta, fare una caduta da un carro in corsa, lo fai.
Un po' ti fai male, perché... Infatti vuol dire che non ti sei mai fatta male.
Ti devi cadere un carro in corsa. Male. Male da romperti qualcosa? No, però non è che quando cadi da cavallo poi è una passeggiata.
No, certo.
Lo senti. Però ero giovane.
Però, scusa, quindi te non è che sapevi come si cade da cavallo? Ti dicevano cadi da cavallo e tu...
No, no, un pochino, lo sai.
Ah, ok.
Questo lo sai, però...
però quando cadi ti fai male. Eh, certo. E tuo padre si è mai fatto male? No, nemmeno lui. No, no.
Brava.
No.
Bello. Bello. Bellissimo.
No, perché studiando abbiamo visto questa cosa.
Tipo adesso, hai fatto cose, diciamo così, spericolate anche poi nel corso della tua vita oppure è solo stato quel momento lì?
No, sono continuato ad andare a cavallo quando mi è stato possibile, ma adesso non ci vado più. Sì, insomma, poi con gli anni sai, hai la percezione che se cadi ti fai male. Ti fai male davvero. Per cui io, quando c'hai una certa età, cerchi di evitare cose che ti possano far male. Ecco, per cui adesso non più.
Però quindi facevi, cioè se andavi in moto facevi le impennate, queste cose, oppure no?
Beh, sì, qualche pinna l'ho fatta, sì. Poi sapevo portare l'Hurley Davidson, per esempio, e sapevo portare addirittura quell'Hurley Davidson che avevano il sidecar e senza sidecar, era con la frizione a pedale il cambio manuale, per cui era tutta una cosa un po' particolare, però mi piaceva, mi piaceva, sempre amato.
Ti piaceva però, la passione quindi era già la musica, tu comunque volevi cantare.
Sì, ho sempre cantato. Non mi ricordo quando ho cominciato, perché mio padre suonava il clarinetto, mamma era completamente stonata come una campana proprio, proprio niente, non azzeccava una nota che era una, però papà, invece no, suonava il clarinetto e era un grande amante dell'opera e quando mi addormentava, a volte quando veniva ad addormentarmi o a riboccarmi le coperte, anziché raccontarmi le storie delle favole, mi raccontava le storie delle opere, per cui io, già da piccola, prima di arrivare ai dieci anni, sapevo che Rigoletto aveva coltellato la figlia per sbaglio, che Tosca si è butta da Cassel Sant'Angelo, che quella fa Arachiri, perché aspettava il fil di fumo di una nave che non era arrivata mai, quell'altra more Tisica, tutte ste donne morivano e a me mi faceva un'angoscia pazzesca, per cui piangevo a queste, poi lui mi cantava anche le arie, per cui era da una parte bellissimo, perché Radamesse, Aida e qua, sapevo tutto, però ste donne morte mi angosciavano, infatti la mia preferita, era Tosca, perché è vero che muore pure lei, però almeno la soddisfazione di accoltellare il suo aguzzino si era elevata, almeno quello.
E andiamo. E poi, quindi ti è sempre piaciuto cantare e nel 68 canti al Festival di Castro Caro, ma come, cioè nel senso, qual è stato il percorso? Te sai che ti piace cantare e che passi muovi per diventare cantante?
Ma guarda, adesso non mi ricordo bene, però mi ricordo che qualcuno, visto che mi facevano sempre cantare a casa, qualcuno, magari un amico della mia famiglia, mi disse perché non la porti lì, fanno un concorso, perché non ci vai, non ci porti Fiorella, per cui da lì poi c'è sempre qualcuno che ti vede e qualcuno che ti rimanda, però il percorso esatto, onestamente ero troppo piccola, non me lo ricordo, mi ricordo che mi scrissero a Castro Caro e conobbi, e conobbi, Ravera che era il patron di Sanremo per tanti e tanti anni, per cui cantai a Castro Caro e cantai, forse si curiosirono perché cantai una canzone di Celentano che si chiamava Un bimbo sul leone, in genere le ragazze a quei tempi lì cantavano le canzoni di Mina, ma io avendo questa voce così particolare, io quell'estensione lì non ce l'ho mai avuta, ho sempre cantato canzoni di uomini perché mi sentivo più a mio agio, e allora quella cosa lì ha incuriosito che questa ragazza cantasse una canzone di Celentano invece di cantare una canzone, non so, delle cantanti che andavano di moda in quegli anni, per cui poi piano piano è stato un percorso accidentato, perché poi non è stato così semplice, non c'erano i talent, per cui ti fanno fare un disco, non funziona, o non ti piace, o comunque poi continui, continui a fare la tua vita, finché andai, faccio breve taglio, perché se no andiamo al Playstocene, poi se c'è qualcosa è, torniamo noi in casa, poi andai a Sanremo con Caffè Nero Bollente, ecco la gente ha cominciato più o meno ad accorgersi di me quando ho cantato Caffè Nero Bollente a Sanremo, e poi è stato piano piano anche un trovare una strada, perché avendo cominciato così giovane, che ne sapevo quello che volevo fare, non sapevo neanche io, per cui mi davano delle canzoni, le cantavo, alcune non mi venivano bene, alcune non mi piacevano, però non l'avevo presa proprio sul serio, poi alla fine ho capito che cosa dovevo cantare, ho cominciato a scegliere in base soprattutto ai testi, ecco una cosa dalla quale non posso prescindere, perché non avendo quelle estensioni vocali che ti portano a fare, delle acrobazie, e io riesco a esprimermi solo se ho un testo come dire, che ha qualcosa da dire, e allora ho cercato sempre quella direzione lì, sono andata da lì in poi, sono andata sempre dritta.
Ma infatti come era? Cioè loro ti davano delle canzoni, tu le incitevi e basta, non le facevi davanti a un pubblico?
No, allora non si usavano, la casa discografica ti facevano fare un 45 giri, allora era così, ti facevano fare, fare un singolo, poi vedevano se funzionavano, però a differenza di oggi, a differenza di quello che succede oggi ai giovani cantanti, a noi la possibilità di crescere ce l'hanno data, cioè io ho passato tante case discografiche, cioè tornando a Sanremo nel 1981, io avevo 27 anni, oggi a 27 anni non ti prendono più neanche i talent, sei già vecchio, per cui se tu ci pensi, noi ce l'abbiamo avuto quel tempo, c'era sempre un discografico che magari ci credeva e se anche non avevi avuto successo con la casa discografica precedente, ci investivano, oggi purtroppo non è così, oggi è tutto, non ti danno il tempo di crescere perché si ritrovano dalla cameretta direttamente davanti a 20.000 persone,
e lì è tosta anche da gestire. Ma secondo te adesso, magari prima puntavano più, che ne so, cioè il discografico ti sceglieva e diceva va bene, per i prossimi anni, punto,
ci credo,
e ci credo, e quindi avevi il tempo di sbagliare, però magari sceglievano meno persone, questa magari è solo la mia impressione, quindi un discografico sceglieva te e sceglieva altri 10 nomi, magari adesso ti danno meno possibilità di sbagliare, ma di nomi ne scelgono 100, cioè, danno la chance a più persone e poi però o sei dentro o sei fuori?
Sì, diciamo che o hai una chance o spari nel mucchio però, capito che ti voglio dire? Per cui sì, ci sono tante persone, tanti ragazzi, però, come dice una canzone di De Andrè, mastica e sputa, cioè se funziona, funziona, se non funziona avanti un altro. Ecco, questo magari una volta non era così, perché io mi ricordo quando ero all'ARC, io come Lucio Dalla, come tanti che ci siamo incontrati lì, tutti quanti, a noi ci stipendiavano, cioè ci davano sempre in acconto royalty, se non è che ti regalavano niente, però almeno quel po' di soldi che ti davano mensilmente ti permettevano di pagare bollette e concentrarci su quello che volevamo fare, cioè è cambiato completamente tutto, tutto l'approccio alla musica. Cioè, se pensi, ma tutti noi, compreso Lucio Dalla, quando ha registrato un'auto targata Torino, non è che ha avuto subito successo e non è che hanno smesso o l'hanno accantonato, hanno continuato a dargli la possibilità e lui è cresciuto, ha scritto canzoni, prima non le scriveva, poi ha cominciato a scrivere, insomma, ci vuole tempo, per maturare, perché un artista possa maturare. Questo tempo purtroppo a questi non glielo danno.
Sì, visto che l'hai citato, volevo farti una domanda, che hai citato di Andrea adesso, no? Io mi ricordo, quando noi ci siamo conosciuti, tu mi hai detto una cosa che mi ha colpito, hai detto che è vera anche per me, cioè che tu da adolescente ascoltavi di Andrea, che quindi ti ha formato, è strano perché appunto siamo generazioni diverse, però abbiamo,
abbiamo avuto la stessa esperienza, quindi è interessante pure questa cosa che prende diverse generazioni. Ma tu l'hai mai incontrato?
Sì,
sì, ci siamo incontrati diverse volte, abbiamo visto pure un Sanremo insieme a casa sua, di tanti anni fa. Ci siamo fatti un sacco di risate, perché era veramente un uomo di un senso dell'umorismo, anche bello, tagliente, ti sarebbe piaciuto, perché aveva, aveva quel senso dell'umorismo molto tagliente. No, ci siamo conosciuti, sì, ci siamo anche un po' frequentati, anche insieme a Ivano Fossati, ci siamo frequentati, sì, l'ho conosciuto. Una volta eravamo proprio ad un concerto di Ivano, a Milano, per cui noi assistevamo al concerto di Ivano, io ero seduta vicino a Fabrizio, poi durante i bis ci siamo spostati dietro il palco e abbiamo assistito a lui, gli ultimi pezzi da dietro il palco, per evitare la calca. E mi ricordo che ero al buio, per fortuna, perché sennò non avrei avuto mai il coraggio di farlo, ma glielo dovevo dire che mi aveva cambiato la vita, io glielo dovevo dire in qualche modo, perché non ho avuto mai il coraggio di dirglielo quando c'erano le luci accese, perché mi sarei vergognata. Però glielo ho detto, glielo ho detto tutta rossa, ero diventata in faccia, ma gli ho detto la verità, perché a me De Andrè ha cambiato la vita, ha cambiato il mio modo di pensare, ma come tanti della mia generazione, ma vedo anche della tua.
Sì, penso anche a quelle successive.
Però immagina allora, quando io avevo 14 anni, che ho sentito per la prima volta De Andrè, ho sentito per la prima volta qualcuno che parlava di puttane, di drogati, di diseredati, di poveracci. Per cui è stato scioccante per me, perché con questa voce così autorevole, quella voce che ti entrava dentro, sentire questo vocione che ti raccontava in quel modo, tutti morimmo a stento, e la guerra di Piero, e la guerra, il sangue, cioè era scioccante, perché per una ragazzina di 14 anni, che sta in quella zona d'ombra, non sei più bambino, e non sei neanche adulto, vedere l'altra faccia della medaglia, è stato scioccante, perché non l'avevo mai sentito. Per cui da lui ho imparato anche questo, nel senso che non era mai giudicante nei confronti di nessuno, e ci insegnava a non giudicare. Anche Il Pescatore è una canzone non giudicante, e qualsiasi, la storia che lui raccontasse, era sempre dalla parte del più debole, era sempre dalla parte di chi era ai margini della società, come potevano essere le prostitute, come potrebbero essere addirittura gli assassini.
Molto bello, però era anche un personaggio simpatico, perché molti lo descrivono come timido, o anche...
No, no, almeno magari era riservato, questo sì, però era molto simpatico, aveva un grande senso dell'umorismo.
Molto bello.
Prima hai citato Sanremo, a cui hai partecipato la prima volta nell'81, e poi ci sei tornato altre quattro volte, adesso non ricordo il numero esatto. Quanto è cambiato Sanremo dall'81 ad adesso? Perché l'ultima volta ci sei tornato a pochissimo tempo fa, cioè com'era nell'81? Era un periodo di Sanremo... Di Sanremo? Sanremo up o di Sanremo meno?
L'81, l'81, mi sembra che in quell'anno vinse per Elisa.
Alice vinse quell'anno.
Beh, era stressante lo stesso, perché Sanremo è stressante, ma molto meno di adesso. Innanzitutto non c'erano i social. Qui a Sanremo è il doppio, il triplo lavoro. Cioè vai a Sanremo, devi fare le prove, parlare canzoni, poi c'hai le interviste. Una volta c'erano solo quei due telegiornali che ti facevano l'intervista, magari qualche giornale ed era finita lì. Adesso hai tutte le radio, che una volta non c'erano, tutti i telegiornali, tutti i social, tutti i podcast, tutto... Cioè è un delirio proprio indescrivibile. E poi anche i tuoi social, che devi curare, devi mettere, devi postare. Una volta tutta sta roba non c'era, si stava più in pace, onestamente.
Ci sei mai andata, scusa questa è una domanda che sta a cuore solo a me Stefano, al casino?
No. No, perché io gioco tanto, ma non gioco d'azzardo, forse è meglio che non ci entri.
Sì, è una discreta trappola. Noi quest'anno siamo andati, noi eravamo parte del circo, di cui ci dai prima,
eravamo uno dei podcast che stavamo là,
aggrappati, e siamo andati al casino e abbiamo imparato una bella lezione.
Cioè, vanno suonato.
Perché io prima, la prima sera ho vinto, e quindi ho detto, mazza, sono un grande. E poi due sere dopo ho bevuto qualche birra del borgo e ho detto, si torna al casino, perso il doppio di quello che avevo vinto.
Io ho perso subito, direttamente. Neanche la soddisfazione, capito? Neanche quella soddisfazione del principiante, della fortuna del principiante. No, no, io non ci vado, perché poi siccome dai giochi sono attratta, non ci voglio proprio mettere i piedi là dentro. No, no.
Sì, è una bella trappola.
Quindi con Sanremo c'è anche pure la popolarità, c'è lì che diventi più nota anche al grande pubblico.
Beh, credo che Sanremo bruci tutte le tappe che dovresti fare se fai uscire un disco in maniera canonica. Perché Sanremo c'è davanti 20 milioni di spettatori, per cui proprio le salti tutte le tappe. È la madre di tutte le promozioni, diciamo.
E poi da lì, come hai proseguito, si facevano anche le cose dal vivo, non era più solamente... Ma già lo facevi da prima?
Sì, ho sempre cantato, come dicevo, però da lì in poi ti propongono dei concerti, vai a fare i posti piccoli, naturalmente, tante feste di piazza, tante feste di piazza, quante feste di piazza ho fatto io, tutte le sagre del carciofo, la festa del vino, della caciotta, tutte le feste di piazza le ho fatte. Ed è una grande scuola, una grandissima scuola. Perché a oggi poi il pubblico è cambiato, anche nella festa di piazza, è un po' più abituato, no? Diventa come un concerto all'aperto. Ma va sicuro che a quei tempi tenerli attenti
era arduo,
era un compito molto... molto difficile. Per cui è quello che... non c'è formazione più grande di quella lì, perché li devi conquistare, te li devi conquistare, per cui è stata una bella palestra.
Che tipo te ti interrompevano?
Interrompevano, e vedi viva Maradona, mentre tu canti. Sì, sì. Per cui succedeva di tutto e di più.
Molto bene. E chi... chi è? Cioè quando facevi queste feste, cioè con chi ti seppi anche con altri colleghi che poi hanno proseguito, o poi eri da sola sempre?
No, in genere ero da sola. Avevo fatto un grande giro nel 72 e c'era io, poi c'era Cocciante, che era uscito con un disco, si chiamava Mu, poi c'era Claudio Baglioni, con un altro disco dove credo ci fosse piccolo, già piccolo, Grande Amore, e c'era un gruppo jazz, si chiamavano Perigeo, che avevamo, con grandi musicisti peraltro, e abbiamo fatto un giro promozionale di tutta l'Italia, abbiamo cantato dal vivo, poi nelle piazze eravamo noi quattro. Sì, e poi però la maggior parte delle volte ero da sola.
E eravate, avevi anche degli amici in questo ambiente oppure erano solo colleghi che vedevi solamente?
No, con alcuni siamo diventati amici, amici, diciamo che amici tutti, perché non ho mai avuto problemi con nessuno, per cui quando ci si incontra, ci si incontra sempre volentieri. Ci sono quelli poi che hai frequentato di più, De Gregori, Fossati, Ruggeri, ci sono dei cantanti con i quali ho collaborato tanto e ci siamo frequentati di più e ancora oggi fa piacere sentirli, parlarci, li vado a trovare, mi vengono a trovare, ci sono alcuni vecchi e nuovi di amici, Michele Bravi è un nuovo amico per quanto sia molto più giovane di me, è un'altra generazione, però anche lui abbiamo stretto una bella amicizia, ce ne sono tanti, tante cose, colleghe anche con le quali ho un buon rapporto.
In quegli anni, forse fine anni Ottanta, hai fatto anche il Festival Bar? Tanti. Perché io ricordo il Festival Bar fin negli anni Novanta, primi anni Duemila. Com'era il Festival Bar prima?
Era una passerella di cantanti, la maggior parte, spesso eravamo in playback, erano gli anni Dei, sì, ed erano le presentazioni, delle canzoni, o le premiazioni delle canzoni che avevano riscosso più successo. Non era tanto diverso da come sono adesso i Grammy della musica, insomma, non era molto diverso. Adesso si canta sulle basi, tante volte, allora si cantava direttamente in playback.
Ma un evento tipo Festival Bar, ci si va da cantante, è mezzo o tutto in playback? Ti diventa un'altra cosa, divertivi? O è una cosa che dovevi fare pure quella per lavoro e promozione?
Se ti puoi divertire a cantare in playback, diciamo che ti divertivi perché stavi insieme agli altri, perché era una cosa, andava a Verona, io l'ho fatto sia a Verona che a Petruzzelli di Bari, che non mi ricordo se era già Festival Bar o era un altro nome, boh, non mi ricordo, troppo tempo è passato. Però, beh, diciamo che, come una giovane cantante, trovarsi in mezzo a tutti, cantare, mi ricordo quando uscì per la prima volta proprio al Festival Bar, all'Arena di Verona, e non ero preparata, vede tutta quella gente davanti,
quasi mi ha tolto il respiro
perché non l'avevo mai vista, insomma, non ero mai uscita lì. Ed è comunque un luogo che, avendoli tutti davanti, è proprio un'arena, ti fa impressione. Adesso ci siamo un po' più abituati, però, mi ricordo quella volta, però, insomma, cantare in playback è cantare in playback, ecco. Sì, no, certo. Non c'hai nessuna...
Diciamo, quando esci e ti manca il fiato, pensi, meno male che ci sta... Esatto. Per fortuna. Stefano.
Sì, no, e poi adesso l'hai citato, hai citato Ruggeri, che, insomma, ha scritto la tua hit più famosa, forse, è quello che le donne non dicono, che poi tu di recente hai, forse lo Sarre, di due anni fa, mi pare, hai ricantato cambiando una, la parte finale, no?
Beh, sì, in realtà, mi sembrava arrivato il momento di dire anche quel forse, che non è... Non perché, cioè, non perché la canzone volesse dire, insomma, qualsiasi cosa tu faccia, te la do.
Ecco, non era quella l'intenzione.
Però, mi veniva proprio spontaneo quando ti diremo ancora un altro sì, dire un altro forse, perché poi facendo parte di una fondazione che si occupa di centri antiviolenza, di raccogliere fondi, lo slogan quando una donna dice no e no, ci stava bene proprio lì, quando dice ti diremo ancora un altro forse, perché non è detto. Ecco, e allora era stato questo il momento. Adesso non la posso pensare diversamente, quando arrivo lì, dico sempre forse.
Quindi l'hai proprio cambiata, ogni volta che la canti, cambi.
In quel finale l'ho cambiata.
Quella parte. Infatti noi ci chiedevamo pure con Daniele, quindi secondo te le canzoni, cioè, i testi vanno cambiati, oppure sono eterni, dovrebbero essere eterni, oppure ci sta anche che ogni tanto, se i tempi cambiano magari...
Beh, certo che, come anche nel cinema, oggi, oggi, ecco, una scena come quella in cui sostituivo Monica Vitti sul film dei sordi Amore mio aiutami, che era quella scena in cui lei corre tra le dune della spiaggia e cui continua a menarla e gli dice di che non lo ami, sì che lo amo, e giù botte, oggi quella scena lì non sarebbe pensabile di poterla mettere. Perché? Perché le coscienze cambiano, perché i tempi cambiano, per cui anche qualche canzone, scritta in quei tempi lì, no, oggi forse non sarebbero state scritte in quel modo. Penso anche alla canzone di Vasco, quando dice nella canzone la troia è scappata con un c***o, oggi non è possibile pensare di chi scrive una canzone, ma allora si faceva, perché però si prende coscienza, una volta ci mettevamo le pellicce e non ci pensavamo, che quelli erano animali morti, le compravamo e ce le mettevamo, io mi ricordo che c'era un negozio che in al centro di Roma, che vendeva pellicce usate, negli anni settanta facevamo la fine, vando a prendere quelle pellicce usate e metterci a oggi non le compri più, perché hai preso coscienza del fatto che non è etico, che non è giusto, che è sbagliato, però per cui anche i testi cambiano, sì anche i testi.
No, è condivisibile come ragionamento, è sempre sul cambiare i testi, oggi cambieresti quella parte in cui cantavi orgogliosa e canto, con quello che avresti dovuto dire veramente.
Io penso che me la porterò per sempre, me la porterò per sempre, anzi ho deciso che al prossimo Sanremo porto una canzone che si chiama Porta la gonna.
Bellissimo.
L'ho fatto ridere.
Bellissimo.
L'ho fatto ridere parecchio, questo che si scrive agli atti.
Segniamo, segniamo.
Segniamo agli atti che l'ho fatto ridere parecchio.
Porta la gonna e tutti gli angeli in colonna, sarebbe…
Allora non talla la gara, un attimo,
ho saltato con una mano e ti sei preso il braccio. È giusto, tanto. Porta la gonna.
E così almeno continuiamo nella scia,
visto che… Ma sì. Ma lì, cioè, lì non ti hai… l'hai scoperto… Sai, sai, io mi capite,
quando te arriva…
cioè, quando è il momento che te hanno detto…
No, io ho cominciato, mio nipote mi ha scritto, anzi, ma che hai bestemmiato sul palco? E io ho detto, ma che sei scemo? Dice, no, guarda che scrivono e mi mandano questo screenshot di tutti questi che dicono, ha bestemmiato, ha bestemmiato. Io ti giuro che all'inizio non riuscivo, non riuscivo a trovare… dico, ma dove, dove lo sentono sta bestemmia? No, no, anzi, dicono tutti che hai bestemmiato. Eh, ma dico, vabbè, ma sarà una stupidaggia. Poi, sta cosa si è allargata, per cui chiunque diceva, ma che hai bestemmiato sul palco? Poi addirittura i titoli, Fiorella Mannoia bestemmia sul palco di Sanremo. Allora ho detto, ma questi sono matti. E non riuscivo a sentire qual era il punto. Poi mi sono messa lì, poi mi hanno spiegato qual era il pezzettino, perché poi l'hanno proprio messo con proprio il frame di dov'è. E quando l'ho sentito… Adesso non posso più non sentirla, la sento pure io. Ti giuro che la sento anche io. Ma tipo… Ma forse l'ho detto davvero. Però fa ridere, perché dico, come ti può… No, ma immagino la scena, io che presento la canzone ad Amadeus, Amadeus legge il bestemmione e dice, fico questo! Orinale! Ti prendo, subito a Sanremo. Per cui immagino tutta sta scena, no? Oppure io che cambio il testo furba in diretta e per far parlare di me dico il bestemmione.
Però adesso se la canti la prossima volta lo potresti anche dire tanto… Ormai l'altro ha detto un'altra cosa, non è vero?
Ormai tanto è uguale.
Ormai lo puoi dire, sì sì.
Invece quando hai fatto, hai scritto la canzone di Perfetti Sconosciuti, come funziona là? Perché essendo la canzone ti fanno vedere il film e tu scrivi la canzone o ti dicono, c'è stato film che parla più o meno di questo?
No, mi ha dato la sceneggiatura. Ah, ok. Sì, Genovese mi ha chiamato, mi ha detto, mi piacerebbe che tu scrivessi una canzone per questo film. Io naturalmente non avevo visto niente, però avevo letto la sceneggiatura, già da lì avevo capito che aveva avuto un'idea geniale. E poi ci siamo messi lì, l'abbiamo costruita, l'abbiamo fatta, apposta per il film. Lui non voleva che fosse didascalico, ma nemmeno io, perché non potevamo scrivere una canzone e parlare ai telefonini. Per cui, che ricordasse il titolo, ma che fosse una canzone d'amore. E allora l'abbiamo costruita.
E con quella hai vinto il Nastro l'Argento come miglior canzone originale? Sbaglio?
Sì, ma hanno... Al Davide eravamo, eravamo su come il nastro d'argento o era il Davide? Me lo ricordo, ma l'hanno scippato, uno dei due me l'hanno scippato. Uno dei due l'hanno scippato. Guarda, non me ne è fregato niente di non essere arrivata prima a Sanremo, quanto mi è dato fastidio che avesse vinta la coreana.
Chi è? Chi è la coreana?
Sì, ha vinto una coreana che aveva fatto una colonna sonora di un film non so che.
Però magari diceva qualcosa, magari era un testo.
Non so quello che diceva, però...
Penso sia... Simple Song numero 3 di Sumi, Joe e David Lang. Ah, tacci sua. Sì, sì, erano candidati quella, poi Torta di Noe di Niccolò Contessa, Cuor Leggero di Sinigallia, Perfetti e Sconosciuti...
Ora capisco da dove nasce il verso orgogliosa e canta. Da quelle...
Perché la prima repubblica di Checco Zalone ha vinto Simple Song numero 3. Karen Youth, La Giovinezza.
Ah, ok, sia Sorrentino.
È il film in cui io ho fatto la comparsa, tagliato. Quindi non sono...
L'hai avuto con Tattica Coreana?
La giuro no, ma l'hanno pure tagliato dal film, quindi proprio non ho nessun tipo di responsabilità.
Però l'altro l'hai vinto, quindi se non era il David forse era il Nastro.
Il Nastro, hai vinto il Nastro. Il Nastro, sì. E questo però allora si collega...
Sì, dove lo tieni?
Perché il Nastro magari è... Ma tu hai pure sei targhe Tenco, hai vinto.
Sì, ma io non le tengo in mostra, perché non ho il culto della personalità, le targhe. Tutto quello che vinco lo davo a mamma.
Ah.
E lo metteva lì, nella reliquia, nel mobile dei premi. Ma io a casa mia non ce l'ho. Non mi ricordo neanche dove ho messo la spilletta del... No, come si chiama?
Presidente della Repubblica. Sì, che mi ha dato il Presidente della Repubblica. Ti volevamo pure chiedere questo.
Eh, non mi ricordo neanche dove ho messo la spilletta. Che Presidente te l'ha data? Ciampi. Ciampi. Però io ce l'ho, quella ce l'ho ancora, pirata là dentro. Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ah, certo.
Ce l'ho. Io ce l'ho. C'è questa una targa con scritto...
Sì, c'è una pergamena. Ufficiale della Repubblica Italiana. Per cui sono ufficiale della Repubblica, ma non mi ricordo dove metto le cose. Non ci faccio tanto caso.
Qui sono tante domande da farti, allora... Eh. Partiamo dalla fine. Visto che l'hai citato tu, l'hai mai incontrato Silvio Berlusconi?
L'ho mai visto nella mia vita.
Mai visto?
No.
Neanche da lontano?
Beh, ho visto quello che avete visto voi, dalla televisione. No, non l'ho mai visto. Mai mai.
E... E beh, invece... E come è stato, invece, questo... Cioè, tu sei ufficiale, quindi...
Della Repubblica.
Ma come ci si diventa ufficiali della Repubblica?
Eh, non lo so, faranno... Io non ho chiesto niente.
Ma ti è arrivata una comunicazione... Sì.
Una comunicazione dicendo... Siamo lieti di... Eh, che... Che il presidente Ciampi... Eh... L'ha nominata... Perché poi dovevo andare a ritirarlo, ma... Non mi ricordo che era successo, per cui non sono andata alla cerimonia. Ne è arrivato tutto a casa.
Ah, qui...
Per cui non ho visto nessuno.
Ah, neanche ti ha dato lui la...
No, me l'hanno mandato tutti a casa e... Ho ricevuto la spilletta, appunto questo... Questa pergamena... E la sono stata contenta, per carità. Adesso mica sono... Non faccio l'ipocrita. Sono stata contenta di averla avuta. Eh... Però non ho visto nessuno.
E... Tu, posso? Sei anche Cavaliere dell'Ordine del Consiglio Mondiale del Panafricanismo. Sì.
Scusa, lo puoi ripetere? Cavaliere dell'Ordine del Consiglio Mondiale del Panafricanismo. Avete capito?
Eh, come è successo?
È una cosa molto bella, ma... Sì, questa è veramente bella. Di questo anche sono veramente tanto fiera. Ho... Ho... Abbiamo registrato un disco che si intitolava Sud.
Per...
Per registrare questo disco abbiamo avuto un sacco di musicisti. Ci siamo infilati dentro tanti racconti. Soprattutto di amici africani, tra i quali c'era un grandissimo artista, che purtroppo non c'è più, che si chiama Gabin Dabire. Eh... Carlo... Di Francesco. Mio marito, il mio produttore. Si... Se lo ricordava... E... Siamo andati proprio a... Si ricordava di averlo sentito, di aver sentito alcune sue canzoni, alcune sue composizioni. Qui siamo andati a ricercarlo per farci proprio aiutare, per averlo dentro al disco nostro. E... Ed è stato un incontro, uno degli incontri più belli della mia vita, perché mi ha raccontato tante cose dell'Africa, tante cose che io non conoscevo. Lui era un... Del Burkina Faso, che viveva in Italia da 40 anni, parlava italiano meglio di me, molto più forbito del mio. E... Non aveva mai... Non ha voluto mai indossare gli abiti occidentali, era sempre vestito con le tuniche africane. E... E mi ha raccontato tante storie. Tra gli Utu e i Tutsi, quello che era successo. Era un uomo molto colto. E mi ha raccontato la storia di... Di... Thomas Sankara, presidente del Burkina Faso. Dall'84 all'87. Uomo illuminato. Mai sentito... Guarda, mi ha dato su ai libri, mi ha raccontato tutto, io ho letto il libro. Mai avuta un impeto così di politica così alta. Cioè, dentro di me sentivo proprio... Una voglia di rivoluzione. Perché... Perché... Quello che... I suoi pensieri dovrebbero essere studiati nelle scuole. D'altra parte... L'hanno ammazzato, naturalmente, come spesso succede, no? Perché era scomodo. Perché... Perché gli interessi politici erano altri. E... E allora... Ho dedicato, abbiamo dedicato sia il disco che tutta la tournée a Thomas Sankara. E noi lo proiettavamo dietro al nostro palco. Avevamo fatto le magliette. Cercavamo, nel nostro piccolo, di farlo conoscere. Perché... Perché non si conosce niente di quest'uomo. E... E allora, evidentemente, le comunità africane... Avevano visto, l'hanno saputo. E la... L'ambasciata del Benin... E... Mi ha contattato... Perché... E sono andata nel Benin a ritirarlo. E... Come premio... Come premio del panafricanismo. Cioè, come divulgatrice, soprattutto, di Thomas Sankara.
E... E questo, vabbè... Dove lo tieni?
Questo me lo tengo ben...
Questo ce l'hai? Sì, questo ce l'ho. Bello, bello.
Stefano, ti lascio un secondo...
Ah, va bene.
Dove?
E va... Ah. Va in bagno. Ah, no. Va a prendersi una birra, così dice. Così dice.
Ma proprio, ognuno come gli pare.
Questa va come gli pare.
Bene, mi piace questo posto.
Sì, sì. E... Ma senti, invece, no. Ti volevo chiedere questa cosa. Tu, quando ci siamo visti l'ultima volta, stavi partendo per il Brasile. Perché tu c'hai... C'hai una casa.
Sì, da vent'anni. Ho un appartamento a... A Bahia. A Salvador de Bahia.
E come mai hai scelto di prendersi un appartamento?
Guarda, ci sono andata... Per... Cioè, per vacanza. Mi ricordo con delle mie amiche. E... Eravamo in questo... In un appartamento che un'amica comune ci aveva affittato per quei quindici giorni. Per cui sono stata lì. E mi sono innamorata di questo posto. Poi sono capitata nel pieno carnevale. Per cui per me era... Mi sembrava di stare su Marte, proprio. Per cui era... Mi sono tanto innamorata. Quella mi ha detto, guarda, si vende una casa qua. Dico, vabbè, un attimo.
No.
Sono venuta qui. No, ci ritornerò. Vedrò. Ma guarda, è proprio qui. Non la vuoi vedere? Dico, ma no. Fammi capire. Fammi vedere. Ci voglio tornare. Ma dai... Vabbè, siamo saliti. Ho visto questa casa. E ho chiesto quanto costa. Costava come un box qui a Roma. Allora ho detto, senti, lo sai che c'è? Io me la prendo.
Quasi quasi, dice.
E l'ho presa. E sta ancora lì. Sono vent'anni. Ormai ci vado poco. Purtroppo ci vado quando posso. Ma sta lì.
E quando vai là che fai? Rimani lì oppure viaggi? Cioè usi quello come base e poi giri?
Era il... Come dire? Era il nostro... Ogni volta che partiamo diciamo, vabbè, ma da lì. Però anche da lì viaggio. Sì, qualche cosa nel Brasile. L'ho visto, ma il Brasile è talmente grande che ci vogliono due vite per vederlo tutto. A volte diciamo, quando siamo lì, diciamo, vabbè, ma andiamo a vedere, non so, l'Argentina. Sei ore d'aereo. Io ne pensavamo che... Sai, l'America Latina sarà vicino, un paio d'ore. Cioè se pensi che da Salvador a Manaus sono nove ore di volo. Cioè, allora ti rendi conto che lì non è che è così semplice viaggiare. È un po' complicato. Certo, ci devi avere molto più tempo di quanto ne abbiamo noi. Allora abbiamo, sì, abbiamo girato lì intorno, le isole davanti, le cose che stanno intorno a Salvador, tante isole meravigliose. Però, insomma, di viaggi lunghi non ne abbiamo fatti, anche perché ci va talmente poco che mi va di stare lì, ecco.
Ma certo. Ma a parte Brasile hai girato parecchio poi nel mondo?
Non molto, non molto. Sono andata in Kenya. In Kenya due volte con Amref. Poi sono andata nel Benin, appunto, a ritirare questo premio. Poi sono andata... America pure poca. Ho visto New York, ho visto New Orleans che è bellissima. Veramente tanto, tanto bella. Quella è l'unica città dell'America, degli Stati Uniti dove tornerei. Non mi hanno mai attratto, non me ne frega niente, non mi piacciono per cui...
E perché è bella quella?
Perché New Orleans ricorda Bahia. Ah. È una città dove l'influenza africana è stata fortissima. È la patria del blues, è la patria del... no? Tutta la musica che conosciamo oggi viene da lì. Ed è una città dove la musica la senti dappertutto. Ogni due o tre locali suonano. Per cui si respira un'aria che mi ricorda quella di Bahia, anche come clima. È un clima caldo. Quasi tropicale. E poi mi è piaciuta tantissimo.
E invece di concerti internazionali?
In Europa sì. Parigi, Londra. Sì, l'Europa, insomma. Spagna, Portogallo. Sono andata, insomma.
Ma anche come concerti hai fatto in tutto il mondo?
Ho fatto qualche concerto. Un concerto in Canada e uno a New York. Due volte. Uno con Zucchero. Sono andata. Mi aveva invitato nel suo concerto al Madison Square Garden. Bellissima, pure New York. E poi ho fatto un concerto a Londra, a Parigi, a Bruxelles. Adesso cerchiamo, se possibile, di organizzarne un altro quest'inverno. Magari poche date, ma mi piacerebbe ritornarci.
Scusa, ma al concerto... Questa è sempre una curiosità. Quando si fanno questi grandi eventi al Madison Square Garden, questi eventi italiani, cioè quindi Zucchero al Madison Square Garden con tanti ospiti, il pubblico sono gli italiani del Nord America che vanno a New York o ci stanno pure americani che dicono...
Beh, la maggior parte sono italiani. Però perché il Madison Square Garden è bello grosso. Sì, sì. Però magari per quel che riguarda Zucchero, magari lui, qualcun altro lo conosce, perché ha avuto tante di quelle collaborazioni con Sting. C'era anche quella sera, per esempio, con tanti altri artisti con i quali lui ha collaborato in tutti questi anni, che insomma ci sono anche cittadini americani. Certo, quando vado io, se vado accanto all'onda, sono quasi tutti italiani. E sono magari gli italiani che si portano dietro gli amici, magari inglesi, ma sempre attraverso gli italiani. Per cui... A me non mi conosce nessuno fuori dall'Italia, per cui... Sì, quando vado in giro sono la maggior parte italiani che sono tanto contenti di... Sono molto calorosi. Ho fatto un concerto pure in Argentina, a Buenos Aires, per gli italiani. D'altra parte gli italiani a Buenos Aires, chiunque di loro ha un parente, o un amico, un parente, uno zio, ti sentono parlare italiano per strada e ti fermano. Gli italiani, io ho mio zio, mio nonno, mio cugino. Tutti hanno qualche parente italiano in Argentina. Per cui il pubblico era veramente tanto caloroso. Avevano... Cioè, è diverso cantare per gli italiani all'estero. Perché per loro è un regalo, no? È una parte di loro, un pezzo d'Italia che li va a trovare. Ed è bello, insomma. È una cosa diversa, molto diversa da quelli concerti che fai qui.
E a proposito di viaggi, c'è una rubrica in questo podcast per cui chiedo all'ospite che rapporto ha, se ce l'ha, con la marijuana.
Guarda, quando ero adolescente qualche canna me la sono fatta. Ma devo dire la verità, l'ultima volta mi ha fatto venire un attacco di panico.
Vabbè, quello è il segnale che bisogna smettere.
E allora ho detto non fa più per me. Non ho più l'età per questa roba.
Quest'ultima volta quando risale, se posso?
25 anni fa. Ma non l'avevo più fumato niente da quando avevo 14 anni. Ok, ok. Mi hanno regalato questa cosa e ho detto vabbè dai, facciamo questa botta di vita, un po' moro. Ho detto guarda, lasciamo perdere perché non sono mai stato, onestamente non sono mai stata attratta dalle droghe perché non amo perdere il controllo di me. Per cui non mi hanno mai attratto.
Ma invece nel mondo della musica hai trovato tanto uso di droghe oppure?
Beh, davanti a me no. Perché se sanno che tu non ne fai uso è difficile che qualcuno si metta a pipà davanti a chi non... Certo. Per cui, però so che ce n'è tanto uso, ma non solo nella musica. Cioè io credo che se andasse al Parlamento a fare i tamponi ci sarà da ridere, ci sarebbe da ridere, eh? Perché...
Certo.
Salutiamo.
Per cui noi sembriamo sempre, no? I reietti, quelli dei musicisti, rockettari, drogati, eh, andate da altre parti, vedrete, come si diceva qualcuno, cerca che trovi. Eh sì. Stefano vuoi fare anche...
Cosa?
Quella, la tua domanda sulla contemporaneità.
Sulla contemporaneità, ah, mazza difficile questa.
Eh, eh.
Un collegamento con... Eh, non so, voglio spoilerarla. Però vai, che, che ti stai a vedere? Cioè ti stai a guardare le... Era questo il giro.
Eh, non puoi perché sennò la spoiler...
Tipo serie, tv, ti guardi, cose.
Ah, sì, sì, sì, noi siamo patiti di film, in genere, di serie.
Che, che stai guardando?
L'ultima ho visto Adolescence.
Ah, ricorda tutti i cabelli, io ancora non l'ho vista.
È meravigliosa. No, ma una cosa assurda è che tutta la puntata, che dura 40-50 minuti, tutta la puntata è in piano sequenza. La, la macchina da presa non stacca mai. Mai. Io non avevo mai visto niente di simile in vita mia. E immagino la difficoltà, e immagino anche la bravura di questi attori, compreso quel ragazzino di 13 anni, 12 anni, quanti ce n'ha. Per cui sono rimasta... veramente siamo rimasti colpiti. Perché una, una lezione di cinema come questa erano anni che non si vedeva.
E è bella come, come storia pura.
Sì, mi piace, mi è piaciuta anche molto come storia.
Ok. E poi che altre cose hai visto di recente?
Allora, di recente Shogun.
Ah, bello. Bellissimo.
Poi tra le serie preferite Breaking Bad. Certo. Penso che sia quella, un cult, no? Certo. Diciamo. E poi ce ne sono state tante, adesso non mi vengono in mente. Ce n'è stata un'altra che mi piacerebbe, si chiamava Americans.
Ah, quella sulle spie russe dormienti. Sì, sì. Quella è bella, io però mi sono fermato alla terza stagione, mi sa, a un certo punto l'ho parlato. No, è bella, è bella. È anche come... è una serie che finisce, se Dio vuole, c'è un finale. C'è un finale però dopo tipo otto stagioni.
Eh, vabbè, ma almeno, eh, perlomeno finisce in una maniera, perché sennò ste serie tu le vedi, poi dice quello sta per morì, alla prossima stagione, non sai se campa, se crepa, e poi ti aspettano anno e mezzo. Non ti ricordi più niente, perché devi rivedere tutto da capo, è una cosa che mi snerva.
È vero, è vero.
Per cui è...
Poi è un attimo che te la cancellano, quindi ti lasciano con la terza stagione e poi...
E infatti, tanti l'hanno cancellata, per cui rimani così appeso. Eh, quello mi snerva. Perché potresti scrivere agli sceneggiatori, mandami due cose, dimmi come si dice. Mi snerva questo fatto che poi devi aspettare due anni, non ti ricordi più niente, devi ricominciare da capo, per cui sì. Adesso poi ci hanno preso un'altra abitudine, una puntata a settimana. E io dico, ma perché? Non paghiamo sto Netflix? Ma perché ce devi fare sta puntata a settimana che uno anche lì... Te la devi rivedere da capo, perché non ti ricordi più la settimana dopo. Poi ne vedi talmente tante di serie che ti sbagli pure i protagonisti. Ma questo stava qui, no, quella era un'altra. Ma sta bionda non c'è, no? No, quella... per cui già io sono rimbambita, ho 70 anni, sono rimbambita, si comincia a fare come mia nonna. Gli cambiavo canale, mia nonna. Ma questa ne era morta. Perché io gli cambiavo canale e lei se ne accorgeva. Tra un po' arrivo pure io così. Dico, per cui dico, ma fatecele vedere tutte insieme, no?
Fatecele vedere White Lotus, stai parlando di White Lotus, te la vedi? No, non l'ho vista White Lotus. Ah, non pensavo fosse quella. Che pure quella sta uscendo, mi sa, una settimana.
Ma tutte quelle che stiamo vedendo adesso, compresa una che è un prequel di Yellowstone, ad aspettare la domenica, poi ti ricordi quello che è successo, insomma, è un disastro.
È vero, è vero. Questo è un bel messaggio. Concordo, concordo.
Cioè, stiamo superando la televisione, siamo all'epoca dello streaming, dateci queste serie, fateci fare binge watching. Stiamo là, bing bing bing, ogni mese.
Non è quello che fa impazzire quando sono le serie A, l'ultima serie di Cobra Kai. Poi è divisa in due, cioè, quindi devo vedere i miei cinque episodi e poi aspettare sei mesi per gli altri cinque.
E poi non è snervante.
E poi ricomincia la capo, cioè, quindi, cioè, parte col ritmo e poi siccome devo ricominciare, vanno lenti. Dico, ma scusa, ma ora mi ero fomentato, mi stanno ammenando.
Eh, ma a me mi urtano proprio certe parolacce.
Orgogliosa, queste parole.
Dico parolacce orgogliosamente.
Esatto, orgogliosa.
In prego.
Certo, certo. Molto bello. No, personaggio preferito di Breaking Bad?
Beh, lui. Walt. Sì, Bryan Kenston.
Certo, vabbè, bravissimo. Lui, Walt.
Come si chiamava? No, come si chiamava?
Heisenberg.
Heisenberg.
Sì, però anche l'altro. Jesse.
Sì, anche lui era bravissimo.
Quello più odiato di Breaking Bad?
Qual era il più odiato di quelli? Eh, beh, quelli che gli hanno fregato il brevetto, onestamente.
Quali erano?
La famiglia che gli ha fregato il brevetto.
Quelli, gli ultimi.
Gli ultimi, sì. I nazisti.
Eh, quelli. Ci può stare, ci può stare. Te lo ricordi?
No, non me lo ricordo, me lo devo rivedere. Quelli erano stati scorretti. Erano cattivi. Sì, erano cattivi.
Brutta gente.
Senti, adesso, adesso, dico adesso perché poi sta puntata uscirà a maggio, a giugno, non mi ricordo se il 3, il 4, il 4 e il 5, fai due concerti a Caracalla. Sì. Che giorno è? 3 e 4 o 4 e 5?
3 e 4, mi pare.
Mi dispiace, che in teoria sono un professionista, ma... Anche me ricordo. 3 e 4.
3 e 4.
3 e 4. Ci sono gli ospiti, c'è scritto tanti ospiti, se possono sapere alcuni di questi ospiti?
Eh, per ancora no, perché non vorrei, ci sono insomma tante adesioni, ma insomma prima di dare dei nomi certi vogliamo essere sicuri. Però mentre l'altra è stata... L'altro anno hanno festeggiato me, perché in realtà ero appunto, compivo 70 anni l'altro anno, per cui erano tutti gli amici, i miei colleghi, sono venuti tutti a festeggiare il mio compleanno, diciamo. Stavolta sono io che festeggio loro, per cui alcuni hanno una ricorrenza di compleanno, alcuni hanno una canzone che è uscita magari vent'anni fa, alcuni hanno una canzone o un disco importante. Quest'anno abbiamo cercato di raccontare. Per rendere, come dire, l'omaggio che mi hanno fatto, renderlo a loro, per cui sarò io che canterò le loro canzoni, anche le mie naturalmente, però soprattutto le loro per omaggiarli per qualche ricorrenza che è avvenuta quest'anno, insomma.
Posso farti una domanda proprio tecnica, forse stupida? Grandi eventi. Grandi eventi all'aperto, tipo Caracalla, bellissimo location, spaziale, meraviglioso. Se piove, questa, cioè il Comune di Roma dice…
Non abbiamo che questa.
Non abbiamo che questa, allora questa.
Perché se piove, speriamo di no.
No, no, certo, per carità, questo è un podcast contro la malasorte, anche contro la scaramanzia.
Esatto. Però… Non abbiamo altro.
Ok.
Speriamo di no.
No, ok. Sennò bisogna rimandare.
Sennò sì, ok. Ok, se non c'è una soluzione, una telistica, perché tutte le volte passanti a Caracalla
stanno già i pilastri, dici forse si può mettere un tendone, un lavoro ben fatto. No, no, no.
Quello sarei curioso.
Vuoi fare le altre rubriche?
Che me state a preparare qualche pacchetto? No, c'è una rubrica che non faccio più, però Stefano mi ha chiesto di farla.
Non è vero, non sono stato io. Ho fatto una domanda. Stefano, ma che si fa? Mi rimetto questo un guento.
Io chiudo con questa rubrica, che io non facevo più. Stefano mi ha detto, ma no, falla, perché è simpatica. No, è una rubrica… C'è questa rubrica che si chiama Cacare in discoteca. Non male, è un bel titolo. Per cui chiediamo all'ospite un aneddoto di una volta in cui… Cacare in discoteca. È capitato di andare in bagno nel momento peggiore, nel luogo peggiore. Non deve essere per forza una discoteca.
Ma questa è una rubrica… È di una certa cultura. Sì, certo. Eravamo partiti con Dante e abbiamo finito. Esatto.
Non deve per forza riguardare te quest'aneddoto. Va detto anche questo, perché poi magari…
Eh beh, può succedere. Può succedere che io anche sul palco mi giro e non trovo più il bassista.
Eh, ma sono sempre i bassisti. Se la seconda persona ci dice una cosa, è sempre il bassista che…
Se vede che i bassisti hanno uno stomaco debole, che ne so, io non lo so. C'è uno stomaco debole, forse perché il storico… Però è successo diverse volte che qualcuno sparisce e non lo vedi e poi intuisci dove è andato. Intuisci, certo. Certo che se succede all'auditorium a Roma, non ce la fai arriva al bagno. Perché i bagni stanno… Perché i bagni stanno a un chilometro.
Eh, certo.
Cioè per quando arriva, se ci arriva, quando ritorna il concerto è già finito.
È finito.
Per cui… Se succede è meglio che rimani in camerino, non ci viene più perché tanto non serve.
Però è bello che da cantante tu lo scopri e dici perché non sento più le percussioni? Ti giri e dici ah perché siamo andati all'indiano.
Eh, per forza, dove che sia andato. Se sparisce dal palco, un motivo ci deve essere.
Che puoi capirlo dall'elemento ritmico che manca.
Facca, siamo tutti attenti a non mangiare frutti di mare o cose che… Prima.
Sai che questo è un errore che io invece in tour con lui… A volte ancora faccio, dico ma sì…
A me di grazia di Dio non mi è mai successo, anche questo toh.
Tiè, ma che scherzo.
Perché non mi è mai successo. Non che non mi sia successo in altro caso.
Ma sarebbe altro, siamo tutti esseri umani.
Però sul palco, devo dire la verità, non mi è mai successo.
Bene, sono contento che ci hai dato questo messaggio di speranza.
Una volta mi è successo quando sono arrivato a New York tanti anni fa, mi vengono a prendere con una limousine. Sì. Ma tanto tempo fa. Io volevo fare la figacciona dentro sta limousine.
Giustamente.
Per cui c'era il telefono addirittura. Prendo il telefono e chiamo mamma dalla limousine. Mamma, non sai dove sono? Sono dentro la limousine. A un certo punto c'era un frigo bar, apro il frigo bar, prendo una Coca Cola e penso bene di metterci il ghiaccio che chissà da quanto tempo stava là dentro. Perché poi uno pensa, quando vai in Africa, non mangiare il ghiaccio che è pericoloso. Ma allora un po' pensate… Non pensare che il ghiaccio è pericoloso anche nelle civiltà più avanzate. Ho preso sto ghiaccio, l'ho messo là dentro. Non vi dico altro. Va bene, però è una bella storia. È arrivato il dottore, ti dico solo questo. Ah.
Il dottore è arrivato in hotel. Molto bene. Grazie per la condivisione e forse su questa storia vi chiedo di continuare l'applauso. Ma no.
È finito tutto in cacca. Grazie.
Se vi va fate l'applauso anche a Stefano Rapone.
Benedinti.
A Snowdad The Comedy Club. Fatevi un applauso anche a voi che siete tantissimi anche questa sera. E un altro applauso all'ospite di questa puntata. Ciao a tutti, ciao a tutti. Ci vediamo alla prossima puntata. Ciao. Ciao.